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Csm, la sinistra cambia idea sugli ex del governo

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di Alessandro Mantovani

 

Il Fatto Quotidiano, 17 luglio 2017

 

La sinistra delle toghe era contro gli incarichi direttivi dopo il "fuori ruolo" ma vuole l'ex capo di gabinetto di Orlando. Era il 2013 e Area, la corrente di sinistra formata da Magistratura democratica e Movimento per la giustizia, era appena agli inizi. In un documento del 13 maggio, intitolato "Per una svolta nell'autogoverno", i direttivi delle due componenti scrivevano: "I magistrati provenienti dal Csm o da fuori ruolo non possono essere destinati ad uffici per i quali sia richiesta una valutazione discrezionale da parte del Csm".


Un anno dopo nel programma per il Csm, al punto 9, Area sottolineava che "nelle nomine e nel conferimento degli incarichi debba assumere valore prevalente la valutazione dell'effettivo esercizio delle funzioni negli uffici giudiziari" rispetto agli incarichi fuori ruolo. Nel novembre scorso l'assemblea nazionale di Area si concludeva con una mozione in cui si legge che, per il ritorno di un magistrato alla toga dopo "un incarico fuori ruolo di scelta prettamente politica o che faccia apparire l'aspirante vicino alla politica", è "necessario un congruo periodo di attività negli Uffici". Insomma, non un incarico direttivo.
Quelli però sono documenti politici, non sono leggi né circolari. Così la maggioranza di Area, nel Csm, si appresta a sostenere la candidatura a procuratore capo di Napoli di Giovanni Melillo, fino al marzo scorso capo di gabinetto del ministro della Giustizia Andrea Orlando e ora sostituto procuratore generale a Roma. La commissione del Csm che valuta le candidature si è spaccata a metà: tre voti per Melillo, foggiano, classe 1959, che è stato anche pm e procuratore aggiunto a Napoli e consigliere giuridico del Quirinale ai tempi di Carlo Azeglio Ciampi; tre voti per Federico Cafiero de Raho, anch'egli ex pm ed ex procuratore aggiunto a Napoli, la sua città, più anziano di Melillo e soprattutto attuale procuratore di Reggio Calabria, incarico direttivo di prim'ordine che l'avversario non può vantare.
Al Plenum del Csm, che potrebbe decidere il 26 luglio, Melillo arriva da favorito anche grazie ad Area, la sua corrente. Secondo indiscrezioni dovrebbe dargli cinque voti, più il presidente e il procuratore generale della Cassazione Giovanni Canzio e Pasquale Ciccolo, sei su sette consiglieri laici di nomina politica e almeno uno di Magistratura indipendente, la corrente di destra. Per Cafiero invece voterebbero i cinque consiglieri di Unicost (centristi), due consiglieri di Mi e due di Area, Ercole Aprile e Piergiorgio Morosini.
Sarebbero ancora incerti il consigliere laico del M5s Alessio Zaccaria e Aldo Morgigni, togato del gruppo di Piercamillo Davigo, Autonomia e indipendenza, nato per scissione da Mi. Negli organismi dirigenti di Area il confronto è teso, nella mailing list pure e si segnala uno scontro tra il procuratore di Bologna Francesco Caruso (anti-Melillo) e l'ex consigliere del Csm e attuale Avvocato generale Nello Rossi (pro-Melillo).
Pesa, a favore dell'ex capo di gabinetto di Orlando, anche la situazione familiare di Cafiero, che ha un figlio adottivo avvocato penalista a Napoli. Il problema della possibile incompatibilità, prevista dalla legge, si era già posto nel 2009 quando Cafiero divenne procuratore aggiunto a Napoli. E fu superato anche perché Cafiero era aggiunto e non capo. Potrebbe porsi di nuovo, dicono dalle parti di Melillo, a danno se non altro dell'immagine della Procura.
Un altro candidato dello stesso livello dei due sfidanti, da tutti riconosciuto, al Csm non l'hanno trovato. E l'immagine dell'ufficio, impegnato in inchieste collegate al caso Consip che investe così da vicino il potere renziano, difficilmente trarrà vantaggio dall'insediamento dell'ex capo di gabinetto del Guardasigilli. E chissà poi se il Senato approverà la nuova legge sugli incarichi "politici" dei magistrati nella forma licenziata dalla Camera lo scorso 30 marzo.
Prevede, come volevano i documenti di Area e non solo, che dopo "incarichi di responsabilità in qualità di capi degli uffici di diretta collaborazione dei ministri e dei sottosegretari di Stato", tra gli altri, operi "il divieto di ricoprire incarichi direttivi o semi-direttivi per un periodo di un anno". Certo la norma non sarebbe mai retroattiva ma il procuratore Melillo non ci guadagnerebbe granché.

 

 

 

 

 

 

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