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Cresce la violenza politica. La Digos: "Boom di denunce"

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di Francesco Grignetti

 

La Stampa, 10 aprile 2019

 

Il rapporto: aumentano gli scontri tra estrema destra e antagonisti. Oggi la Polizia di prevenzione sarà premiata dal presidente Mattarella. Era un funzionario della Digos di Verona, la poliziotta che è diventata celebre perché un esaltato le ha urlato in faccia e si è abbassato i pantaloni per scherno. E lei, nulla. Gelida.

Era ancora una dirigente della Digos di Milano, la donna che ha braccato Cesare Battisti in tutto il Sud America: forse per spirito di squadra, visto che proprio quel gruppo di terroristi nel 1976 uccise Andrea Campagna, un agente della Digos milanese di 25 anni.

Si potrebbe continuare a lungo. Le Digos, che hanno una sede centrale che si chiama Polizia di prevenzione, da quarant'anni sono una nervatura fondamentale della Polizia di Stato. Oggi, 167esimo anniversario della Ps, la sua bandiera viene insignita della medaglia d'oro al valor civile dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per gli straordinari risultati conseguiti per la lotta al terrorismo interno e internazionale.

Le Digos sono la prima linea contro la violenza politica, che a sua volta sfocia qualche volta in terrorismo vero e proprio. Nel 2018, un po' perché s'è registrata una recrudescenza degli episodi di violenza tra opposti estremismi, soprattutto nel periodo della campagna elettorale, un po' perché è cresciuta l'attenzione, hanno denunciato 2.336 persone (l'anno prima erano state 1.972) e ne hanno arrestate 49 (contro 104). È stato un anno segnato dal pullulare di iniziative della destra estrema e dalla rinascita dell'antifascismo militante.

A febbraio, la Digos di Palermo arresta due militanti del centro sociale Ex Karcere per tentato omicidio ai danni del segretario provinciale di Forza Nuova. Sempre a febbraio, le Digos di Piacenza, Torino e Bologna arrestano 3 militanti per le violenze contro i carabinieri in occasione di un corteo antifascista a Piacenza.

A marzo, la Digos di Torino attua 5 misure cautelari contro altrettanti aderenti al centro sociale Askatasuna, protagonisti di violenze contro un comizio di CasaPound. Di contro, i movimenti di estrema destra cercano sempre più spesso lo scontro fisico. A marzo, la Digos di Genova porta avanti con perquisizioni e sequestri le indagini per il tentato omicidio ai danni di un gruppo di antagonisti che manifestavano vicino alla sede cittadina di CasaPound.

A settembre, è Bari che diventa protagonista suo malgrado di tafferugli. Al termine di una manifestazione organizzata dal centro sociale Ex Caserma Liberata contro le politiche del governo, alcuni militanti di CasaPound si scagliano contro un gruppo di manifestanti in transito. Le indagini della Digos barese permettono alla magistratura di identificare e segnalare i responsabili dell'aggressione, successivamente sottoposti a perquisizione personale e domiciliare. Il gip disporrà anche il sequestro preventivo della sede di CasaPound.

E ancora, un mese dopo, a Brindisi, ignoti aggrediscono con bastoni 2 cittadini extracomunitari in distinte occasioni: la Digos brindisina individua i due responsabili, entrambi vicini al contesto ultras locale, che finiscono agli arresti domiciliari. Una dimostrazione in più che i due mondi, quello delle curve e quello dell'estremismo neofascista, si sovrappongono spesso e hanno in comune il ricorso alla violenza.

Inquietante, infine, a giugno, un attentato a Vittorio Veneto (Treviso), dove ignoti fanno esplodere un ordigno davanti al liceo classico "Marcantonio Flaminio", provocando la rottura dei vetri dell'istituto e dell'immobile di fronte. Sarà la Digos di Treviso a individuare tre presunti responsabili. Nelle perquisizioni viene fuori materiale esplodente e due sono ora sotto processo a piede libero. Il terzo, un operaio di 47 anni, appassionato di armi da guerra, è in carcere. Non ha dato spiegazioni.

 

 

 

 

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