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Confisca, alle Sezioni Unite l'obbligo dell'avviso ai creditori

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di Francesco Machina Grifeo

 

Il Sole 24 Ore, 7 dicembre 2017

 

Corte cassazione - Sentenza 6 dicembre 2017 n. 54794. Saranno le Sezioni unite a stabilire se la mancata comunicazione da parte della Agenzia per i beni confiscati, ai creditori titolari di ipoteca, del termine di 180 giorni per proporre la domanda di ammissione alla procedura di liquidazione operi anche nel caso in cui l'Agenzia ometta di comunicare la confisca stessa. Lo ha stabilito la Prima Sezione penale della Cassazione, con l'ordinanza 54794 di oggi, rinviando la questione al massimo consesso di legittimità.

La Banca Nazionale del Lavoro chiese che il proprio credito relativo ad un mutuo su di un immobile fosse ammesso alla procedura di liquidazione dopo che il bene era stato oggetto di confisca di prevenzione con decreto divenuto irrevocabile il 10 gennaio 2012. Il Tribunale di Palermo, con ordinanza del dicembre 2014, dichiarò inammissibile la domanda. L'articolo 1, comma 199, della legge n. 228 del 2012 prevede infatti che le domande di ammissione debbano, a pena di decadenza, essere proposte entro 180 giorni dall'entrata in vigore della stessa legge, avvenuta il 10 gennaio 2013. L'Istituto dunque avrebbe dunque dovuto presentarla entro il 30 giugno 2013 e non il 28 gennaio 2014.

L'ordinanza ricorda che, come chiarito dalle S.U. Civili (n. 10532/2013), per effetto della confisca lo Stato "acquista un bene non più a titolo derivativo, ma libero dai pesi e dagli oneri, pur iscritti o trascritti anteriormente alla misura di prevenzione". Il legislatore dunque ha ricompreso la confisca "nel solco delle cause di estinzione dell'ipoteca disciplinate dall'art. 2878 c.c.". L'Agenzia però entro dieci giorni dall'entrata in vigore della legge, o comunque dal momento in cui la confisca diviene definitiva, deve comunicare ai creditori per Pec o mediante il proprio sito internet entro quale termine possono proporre domanda di ammissione. Ebbene in questo caso la comunicazione è mancata. La banca dunque ritiene "giustificato" il proprio ritardo con la "conseguente mancata verificazione della decadenza".

La norma nulla dice riguardo a questa ipotesi. Mentre la Consulta ha ripetutamente affermato che nel caso di un termine prescritto per l'esercizio di un'azione a tutela di diritti soggettivi, "la cui omissione si risolva in pregiudizio della situazione tutelata", deve essere assicurata all'interessato la conoscibilità del momento di iniziale di decorrenza del termine stesso. Per cui, considerato anche un precedente favorevole alla decadenza, la Cassazione ha rimesso alle S.U. la questione.

E l'ha così riassunta: "Se il termine di centottanta giorni dall'entrata in vigore, il 1° gennaio 2013, della legge n. 228 del 2012, previsto dall'art. 1, comma 199, della stessa legge a pena di decadenza dal diritto di proporre domanda di ammissione del credito, da parte dei titolari dì cui al precedente comma 198 (creditori titolari di ipoteca iscritta sui beni confiscati in esito a procedimento di prevenzione, ai quali non è applicabile la disciplina contenuta nel libro I del Dlgs n. 159 del 2011), operi, o meno, anche nel caso di omessa comunicazione agli stessi creditori, a cura dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei ben sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, delle informazioni indicate nel comma 206, lett. a), b) e c), dello stesso art. 1, entro dieci giorni dal 1° gennaio 2013, ovvero dal momento successivo in cui la confisca (non soggetta alla disciplina contenuta nel libro I del Dlgs n. 159 del 2011) è divenuta definitiva".

 

 

 

 

 

 

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