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Cina. Liu Xia libera, un successo per Merkel nella difesa dei diritti umani

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di Paolo Valentino

 

Corriere della Sera, 11 luglio 2018

 

Era da un anno, dopo la morte per un tumore di Liu Xiaobo nel luglio 2017, che la cancelliera conduceva l'azione diplomatica per far liberare la vedova, con quel misto di discrezione e insistenza che sono la sua cifra. Nostra Signora del Mondo Libero è ancora in grado di fare la differenza. Abbiamo visto Angela Merkel uscire provata dallo scontro interno con i suoi alleati bavaresi sui respingimenti dei rifugiati.

La cancelliera ha evitato di misura la crisi di governo, ma solo grazie a un accordo fragile e ambiguo, rattoppo destinato a lacerarsi alla prima occasione. Di più, l'Europa è dovuta intervenire in suo soccorso, sia pure tra molte reticenze e qualche defezione. Perfino l'eliminazione ai Mondiali di Russia della nazionale di calcio tedesca, pilastro portante della narrazione merkeliana, ha rafforzato la percezione di una cancelliera indebolita e in declino. Eppure, è un successo suo e della diplomazia berlinese la liberazione di Liu Xia, poetessa e vedova del dissidente cinese e premio Nobel per la Pace Liu Xiaobo, che dopo otto anni di arresti domiciliari ha potuto lasciare la Cina alla volta di Berlino, dov'è atterrata ieri sera. "Grazie Germania, grazie cancelliera Merkel", sono state le prime parole di Liu Xia al suo arrivo nella capitale tedesca.

Era da un anno, dopo la morte per un tumore di Liu Xiaobo nel luglio 2017, che Merkel conduceva l'azione diplomatica per far liberare la vedova, con quel misto di discrezione e insistenza che sono la sua cifra. A più riprese, nelle visite in Cina o nei vertici internazionali, Merkel ha sollevato il caso di Liu Xia sia con il leader Xi Jinping che con il suo primo ministro, Li Keqiang. Il colloquio decisivo è stato con quest'ultimo, lunedì 9 luglio a Berlino, in occasione delle consultazioni bilaterali sino-tedesche.

Nell'Occidente in cerca d'autore, orfano della leadership americana, Angela Merkel si assume il ruolo di "defensor fidei", nel senso dei valori di libertà, democrazia e diritti fondamentali che ne sono il nocciolo. Molto più di Emmanuel Macron e della sua bulimia retorica, la cancelliera difende il patrimonio del mondo libero con sobrietà ed efficacia. Sarà anche sul viale del tramonto, ma è il meglio su cui possiamo contare.

 

 

 



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