Cina: gli Stati Uniti chiedono la liberazione dei prigionieri di piazza Tienanmen |
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Adnkronos, 4 giugno 2012
In occasione del 23esimo anniversario della repressione delle proteste di Piazza Tienanmen, gli Stati Uniti chiedono a Pechino di liberare tutti i prigionieri ancora detenuti per il loro coinvolgimento in quel movimento pro democrazia. In una dichiarazione rilasciata dal portavoce del dipartimento di Stato, Mark Toner, si chiede inoltre al governo cinese di "fornire un lista completa pubblica delle persone che furono uccise, di quelle che furono arrestate e di chi risulta ancora disperso". Washington chiede anche che "si metta fine alle continue persecuzioni dei partecipanti a quelle manifestazioni e alle loro famiglie". "Noi rinnoviamo la nostra richiesta alla Cina di proteggere i diritti universali di tutti i suoi cittadini", conclude la nota. Il 4 luglio del 1989 l'esercito cinese disperse con i carri armati gli studenti, intellettuali ed operai che dall'aprile avevano avviato nella piazza una protesta per chiedere le riforme democratiche. Non è mai stato fornito un bilancio ufficiale delle vittime di quello che fu un massacro, ma secondo Amnesty International rimasero uccise oltre mille persone, con 10mila feriti e migliaia di arrestati. Forte contrarietà Governo per dichiarazioni su Tienanmen Dagli Stati Uniti "accuse senza fondamento" e "interferenze negli affari interni cinesi" sui fatti di Tienanmen. Così Pechino risponde, esprimendo "una forte contrarietà", alla richiesta, avanzata dal dipartimento di Stato americano, che, in occasione del 23esimo anniversario del massacro, la Cina liberi i prigionieri ancora detenuti e fornisca una lista completa delle persone che furono uccise, quelle che furono arrestate e quelle che sono scomparse. "Gli Stati Uniti hanno ignorato i fatti e diffuso queste dichiarazioni anno dopo anno, facendo accuse senza fondamento al governo cinese ed interferendo in modo arbitrario nelle questioni interne cinesi", ha detto il portavoce del ministero degli esteri, Liu Weimin. "La Cina esprime una forte contrarietà e una netta opposizione a questi comportamenti", ha poi aggiunto. Per il governo cinese in quella che viene definita una legittima reazione ad un tentativo controrivoluzionario rimasero uccise 241 persone, compresi dei militari, con 7mila feriti. Ma per i gruppi per i diritti civili i morti sono stati oltre mille, con 10mila feriti e migliaia di arresti. Secondo Human Rights Watch, almeno una decina di dissidenti sono ancora in prigione per i fatti di Tienanmen.
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