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Christine e Gal, con loro le lezioni di pace dalla Toscana sbarcano all'Onu

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di Marco Gasperetti

 

Corriere della Sera, 4 dicembre 2018

 

Una è palestinese e vive al di là del muro, a Betlemme. L'altra è un'israeliana di Tel Aviv e vive al di qua. Studiano insieme a Rondine (Arezzo) e imparano che "il nemico è un inganno".

Le due nemiche si affrontano con un sorriso nel giardino dell'antico borgo in quel tratto di Toscana dove Leonardo costruì ponti e l'Arno sembra una grande strada d'acqua che supera i confini. Christine, 23 anni, è una palestinese che vive al di là del muro, a Betlemme. Gal, 27 anni, è un'israeliana di Tel Aviv, che vive al di qua. Da un anno abitano e studiano, insieme a un'altra ventina di giovani "nemici" a Rondine, una minuscola e deliziosa frazione di Arezzo, tra le colline toscane e un'ansa del grande fiume. "Siamo qui per confrontarci, discutere, aprire i nostri orizzonti culturali - spiega Christine, una laurea in business administration - e soprattutto per far diventare realtà un sogno: essere edificatrici di pace nei nostri Paesi, abbattere mura e barriere, costruire ponti culturali". Già, perché di discussioni ce ne sono state tra le due giovani. Adesso sono diventate amiche? "Non è questo il problema. A noi interessa moltissimo - risponde Gal, laurea in Comunicazione e diplomazia popolare e master in scienze politiche - fare insieme qualcosa di importante. E per lavorare bisogna conoscersi, capire il modo diverso di valutare i problemi, le difformità di pensiero. Ci siamo fatte un sacco di domande, ci siamo interrogate, abbiamo cercati di intenderci".

Ogni due o tre giorni per Gal e Christine c'è qualcosa da discutere e spesso l'oggetto della disquisizione è un dramma, come i razzi che volano a Gaza e i raid aerei. "Entrambe pensiamo che il conflitto e la violenza non siano una soluzione - spiegano le due ragazze - anche se abbiamo diverse valutazioni sui fatti e i nostri punti di vista sono spesso divergenti. Però vogliamo abbattere il muro virtuale dell'incomprensione e trasformare quello vero, che divide Israele e Palestina, in un souvenir, come accaduto a Berlino. Ecco perché siamo qui".

Quel "qui" è la Cittadella della Pace, Rondine appunto, che ha appena ricevuto un invito dalla rappresentanza italiana alle Nazioni Unite a essere presente al Palazzo di Vetro in occasione del settantesimo anniversario della Dichiarazione dei diritti dell'Uomo. "Abbiamo invitato a venire con noi duecento Rondini d'oro, ovvero i ragazzi-nemici che da ogni parte del mondo hanno partecipato ai nostri corsi formativi", spiega Franco Vaccari, presidente e fondatore dell'Associazione Rondine per la Pace, l'onlus che ha creato l'iniziativa unica al mondo.

A New York lanceranno un appello nel quale si chiede all'Onu di provvedere alla formazione di nuovi leader globali di pace, di estendere a tutti gli Stati l'insegnamento e l'educazione ai diritti umani nei sistemi d'istruzione nazionali e di donare borse di studio per la formazione dei nuovi leader di pace. In vent'anni (il progetto Rondine nasce nel 1998 con lo studentato internazionale) Franco - laurea in Psicologia, alla guida nel lontano 1977 di un gruppo di giovani cattolici che s'ispiravano a Don Milani, La Pira, Balducci ma anche allo psichiatra Basaglia - ne ha visti di nemici confrontarsi nel borgo medievale che con i suoi amici aveva strappato alla rovina. Ricorda: "Eravamo ragazzi pieni di sogni. Iniziammo fondando una comunità di famiglia per giovani poveri. Poi arrivarono i disabili, gli anziani, i malati mentali, gli emarginati, i carcerati in semilibertà. Infine i primi immigrati e rifugiati". La svolta nel 1995 con la guerra in Cecenia. "Ci chiamarono con nostra grande sorpresa - continua Franco - a fare i mediatori di pace. Sei mesi di lavoro segreto. Poi arrivò l'idea di creare lo studentato qui a Rondine. Ci presero per matti. "Se trovate un russo che vuol dormire con un ceceno fate pure", ci dissero". E invece li trovarono davvero russi e ceceni disposti a dormire insieme. Anche se dopo un po' furono i ceceni ad abbandonare lo studentato perché, dissero, non se la sentivano di lavare i loro panni insieme a quelli dei russi.

Poi ecco il miracolo. "Altri russi e ceceni arrivano da noi - racconta il presidente di Rondine - e iniziano a discutere, a capirsi a fraternizzare. Come Ilia che, manager di un'azienda russa, assume il ceceno conosciuto in Italia. Gli fanno mobbing e lui decide di licenziarsi, ma chiama l'amico-nemico e insieme fondano una nuova azienda che supera nel business quella vecchia". A Rondine sono arrivati tanti ragazzi diventati portatori di pace. Come Tony, un ragazzo della Serra Leone, che nel borgo aretino è riuscito a superare l'odio nei confronti di chi aveva ucciso i suoi amici e parenti, e ha avuto il coraggio una volta tornato a casa, di andare dalla tribù nemica a raccontare la sua esperienza di pace. "Il nostro - spiega il direttore generale di Rondine, Ida Linzalone - è un metodo per la trasformazione del conflitto una pedagogia del dialogo, un percorso per far capire che forse il nemico in realtà non è mai esistito. Abbiamo iniziato da un borgo e ora ci ritroviamo all'Onu". Un giorno a Ilez, ragazzo del Caucaso, venne in mente una strana domanda. Si chiese per quale motivo tutti i suoi amici erano morti imbracciando il fucile mentre lui era lì a parlare con i nemici. La risposta arrivò tempo dopo con poche parole: "Il nemico è un inganno". Mentre Franco ricorda, Christine e Gal tornano a sfidarsi con un sorriso. Tra poco torneranno a casa. "Ma speriamo di vederci di nuovo. Forse a Natale, magari a Betlemme", dicono. E intanto annunciano un nuovo progetto. "Stiamo lavorando a un progetto per studenti universitari israeliani e palestinesi.Tanti di loro - spiegano - hanno vissuto questi problemi sulla loro pelle. Insegneremo loro a parlare, a discutere, a scrutare le loro anime leggere". E a far capire loro che il nemico è davvero un inganno.

 

 

 



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