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Chi ci difende dalle armi?

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di Fiorenza Sarzanini

 

Io Donna - Corriere della Sera, 16 marzo 2019

 

Avere il porto d'armi fa sentire più sicuri o aumenta il tasso di violenza? Allargare le maglie della legge sulla legittima difesa comporta il rischio di vendette personali. E poi "più pistole in circolazione significano più sangue", come ricorda chi ha vissuto questo dramma in prima persona quando mio padre Agostino si è sparato, l'ultima persona ad averlo visto vivo sono stato io. Si era alzato presto e, come sempre, era venuto a svegliarmi per andare a scuola.

Della mattina di quel 30 maggio 1994 ricordo ogni singolo momento. L'unica cosa che non ricordo è la pistola con cui si è tolto la vita. Quando l'ho salutato con un bacio, Ago era seduto in terrazza e la Smith & Wesson calibro 38 a canna corta sono sicuro non l'avesse ancora presa. Lo dico subito: se qualcuno vuole accusarmi di usare la vicenda personale mia e della mia famiglia coglie nel giusto".

Luca Di Bartolomei aveva 12 anni quando suo padre, calciatore e grande capitano della Roma, si è ucciso. "Dritto al cuore" è il libro che ha deciso di scrivere quando il governo ha deciso di cambiare la legge sulla legittima difesa. Ha studiato il problema, ha analizzato ogni aspetto. In tutta Italia ogni anno ci sono appena una decina di casi di persone che sparano per difendersi contro il ladro che viola la loro proprietà. Finiscono sotto inchiesta, vengono svolte le verifiche e la maggior parte viene archiviata perché si riconosce che è stata davvero una difesa "legittima". Ma che cosa accadrà da ora in poi? Quante persone utilizzeranno le nuove norme come scudo per regolare conti personali? O, peggio, per vendicarsi?

Il rischio è altissimo, fin troppo evidente quando si deroga al principio che affida allo Stato il compito di occuparsi della sicurezza dei cittadini, di proteggerli e difenderli. Lui lo spiega bene. "Più armi in circolazione significano solo più sangue. Nelle occasioni in cui si parla - come puntualmente avviene da troppi anni - di ampliare le maglie della detenzione e del porto d'armi con la scusa della legittima difesa, io ripenso sempre a quel bagliore.

Quella canna lucida che dopo il suicidio di mio padre ho rivisto diverse volte. Se ho deciso di partire da qui, da una storia personale, strumentalizzando la morte di Ago, è perché non mi interessa più ricordare quanto allora ho perso come figlio. Adesso, di fronte all'abisso verso cui ci stiamo lasciando guidare, non mi pesa più tanto quel dolore passato. M'importa pensare a tutto quello che, da domani, potrei perdere come padre, come zio, come amico. E ne ho paura".

 

 

 

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