Martedì 23 Aprile 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Cassazione. Detenuto asmatico in cella con i fumatori: ridotta la pena

PDF Stampa
Condividi

di Sondra Coggio

 

Il Secolo XIX, 3 luglio 2018

 

Lamenta di essere asmatico, e di essere stato costretto a stare in cella con altri detenuti fumatori. E, più in generale, dice di essere stato sottoposto a condizioni di detenzione nona norma, rispetto a quanto prevede l'Europa, presso quattro diverse carceri italiane. Il tribunale aveva già accolto, in parte, il suo primo reclamo: e, a titolo di risarcimento del danno, gli aveva concesso "una riduzione della pena detentiva da espiare, in misura di 33 giorni, su complessivi 334 giorni di pena non conformi".

L'uomo, Vincenzo Deraco, nato nella provincia di Reggio Calabria, ha ritenuto insufficiente questo pronunciamento. S'è appellato alla Cassazione. E la Cassazione gli ha dato ragione. La sezione I, con la sentenza 29063 di quest'anno, ha annullato la sentenza del tribunale di sorveglianza, nella parte relativa ai periodi di detenzione subiti negli istituti liguri di Genova e della Spezia, ed ha chiesto che le ragioni del detenuto vengano riconsiderate, con un approfondimento diverso.

L'appello si basa sull'articolo 3 della Cedu, la convenzione europea dei diritti dell'uomo, che prevede il diritto ad essere risarciti, se la detenzione è "inumana". E le ragioni di contestazione possono essere tante, dal sovraffollamento al trattamento considerato degradante, fisicamente o psicologicamente. Il cinquantenne, un detenuto di lungo corso, s'è fatto un'idea della realtà carceraria italiana, durante i suoi ripetuti periodi di restrizione.

Nella sua storia personale, è passato attraverso istituti diversi, in giro per l'Italia. E, sulla base della conoscenza diretta, ha lamentato la non conformità di una serie di istituti di pena, da Ascoli Piceno a Livorno, da Genova alla Spezia, ad Asti. L'appello in Cassazione, si basa su un punto di fondo: il tribunale di sorveglianza de L'Aquila non avrebbe abbia approfondito i fatti, rispetto ai quali il detenuto ha elaborato la sua denuncia.

La Cassazione ha dovuto ammettere che il tribunale di sorveglianza si è "limitato a fare proprio quanto era stato rappresentato dalle direzioni penitenziarie". Direzioni che, a loro volta, "si sono limitate ad affermare di non poter riscontrare i fatti". Pare che la ragione addotta, per l'omessa verifica, sia stata "l'avvenuta distruzione degli archivi cartacei".

Non si è arrivati a verificare, insomma, se il detenuto avesse detto il vero, anche perché - probabilmente - i fatti sono risalenti indietro nel tempo. Per questa ragione, la Corte Suprema ha riaperto la questione. Il tribunale dell'Aquila dovrà accertare, nello specifico, come sia stato trattato il cinquantenne calabrese, quando è transitato dalla Spezia e da Genova.

Ci vorrà qualcuno che ritrovi i fascicoli, se ancora ce ne sono, e che li esamini. E questo, leggendo la sentenza, si prospetta abbastanza difficile. Il sistema penitenziario tiene senz'altro la traccia dei passaggi, ma non è detto che vi sia memoria scritta, di episodi specifici, avvenuti anni fa.

Per quanto riguarda le accuse mosse dal detenuto sui due istituti penitenziari di Ascoli e Livorno, l'esito è stato inaspettato: dagli accertamenti dell'amministrazione penitenziaria, l'uomo "non risulterebbe essere mai stato ristretto in quelle strutture". E questo pare davvero curioso. Il detenuto avrebbe lamentato di essere stato trattato male in due carceri, nelle quali non risulta essere mai stato. Forse, in tanti anni di detenzione, la memoria si è confusa. La questione, comunque, non è affatto conclusa qui.

 

 

 

 

06

 

06


06

 

 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it