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Caso Cucchi. "Era a terra, gli fu dato un calcio in faccia"

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di Ilaria Sacchettoni

 

Corriere della Sera, 9 aprile 2019

 

La testimonianza del carabiniere Francesco Tedesco. L'udienza davanti alla Corte di assise per la morte del geometra trentenne. "Chiedo scusa alla famiglia. Ero terrorizzato e i colleghi mi dissero "fatti gli affari tuoi"". Ilaria Cucchi: "Dopo 10 anni in aula è entrata la verità raccontata dalla voce di chi c'era".

Al processo per la morte di Stefano Cucchi è il giorno della testimonianza di Francesco Tedesco, uno dei tre imputati - con Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro - per omicidio preterintenzionale. Lui che alcuni mesi fa ha confessato il violentissimo pestaggio nei confronti di Cucchi. "Chiedo scusa alla famiglia Cucchi e agli agenti della polizia penitenziaria, imputati al primo processo. Per me questi anni sono stati un muro insormontabile" ha detto in aula all'inizio del suo interrogatorio.

Poi il carabiniere ha iniziato a raccontare cosa è successo la notte dell'arresto di Cucchi, il 15 ottobre del 2009, nella caserma della Compagnia Casilina , incalzato dalle domande: "Al fotosegnalamento Cucchi si è rifiutato di farsi prendere le impronte: siamo usciti dalla stanza e il battibecco con Alessio Di Bernardo è proseguito, Cucchi ha dato uno schiaffo a Di Bernardo, uno schiaffo figurativo, ridicolo. D'Alessandro ha avvisato Roberto Mandolini (maresciallo dei carabinieri imputato di falso e calunnia nel processo bis per la morte di Stefano, ndr) che non voleva fare il fotosegnalamento e lui disse di rientrare.

Di Bernardo e Cucchi hanno continuato a battibeccare e il primo gli ha dato uno schiaffo abbastanza violento, poi una spinta e il giovane è caduto. D'Alessandro gli ha dato un calcio con la punta del piede all'altezza dell'ano". In sintesi Cucchi riceve prima uno schiaffo poi un calcio e quindi cadendo a terra batte la testa, al punto che si sente il rumore. "È a quel punto che riceve un altro calcio, stavolta in faccia".

Il premier Conte: "Difesa si costituirà parte civile" - Sugli ultimi risvolti del caso Cucchi si è pronunciato anche il premier Giuseppe Conte, a margine di un evento alla Triennale di Milano: "Vi posso anticipare che il Governo è ben favorevole alla costituzione di parte civile in giudizio dell'amministrazione della Difesa".

"Ho avuto paura" - Continua a raccontare Tedesco, a rispondere alle domande del pm. "Ho avuto paura, mi sono trovato in una morsa dalla quale non sarei potuto uscire. Per questo ho parlato dopo nove anni", ha detto il carabiniere superteste e imputato, replicando al pm Giovanni Musarò che gli chiedeva perché non avesse raccontato prima del pestaggio. "Avevo letto che Riccardo Casamassima (altro maresciallo dei carabinieri, principale teste nel processo contro cinque carabinieri, ndr) aveva cominciato a parlare - ha aggiunto - e capii che quel muro stava cadendo". La lettura del gravissimo capo d'imputazione con il quale veniva contestato l'omicidio preterintenzionale "ha poi inciso molto, così come il pensare che ci potesse essere un nesso di causalità tra il pestaggio e la morte. Mi colpì che c'era scritto quello che avevo vissuto io, quello che avevo visto io. Non sono più riuscito a tenermi dentro questo peso".

Le parole del legale di Tedesco - Dopo il lungo racconto di Tedesco, questo è stato il commento dell'avvocato Eugenio Pini, riguardo alle parole del suo assistito: "Per me è la vittoria umana di una persona che per anni ha cercato di poter raccontare i fatti ma le pressioni subite glielo hanno impedito". Ha poi aggiunto: "Da ora ci si deve ricordare e tenere ben presente che quando si parla del famoso muro di gomma, bisogna riferirlo non solo alle persone che dall'esterno hanno cercato di conoscere la verità, ma anche a chi da dentro ha cercato di raccontarla. Tedesco è una persona che, avendo difeso Cucchi durante il mancato fotosegnalamento e il pestaggio, ha dimostrato di volere salvaguardare e preservare la vita umana".

Drammatica deposizione - Tedesco ricorda quei drammatici momenti. "Basta, finitela, che c... fate, non vi permettete - racconta di aver detto ai colleghi. Aiutai Cucchi ad alzarsi, gli chiesi come stesse, mi rispose che stava bene. "Io sono un pugile", mi disse. Ma si vedeva che era intontito". "Dire che ebbi paura è poco. Ero letteralmente terrorizzato. Ero solo contro una sorta di muro. Sono andato nel panico quando mi sono reso conto che era stata fatta sparire la mia annotazione di servizio, fatto che avevo denunciato. Ero solo, come se non ci fosse nulla da fare. In quei giorni assistetti a una serie di chiamate di alcuni superiori, non so chi fossero, che parlavano con Mandolini. C'era agitazione. Questa cosa l'ho vissuta come una violenza". "Una sera venni chiamato al telefono da Di Bernardo e D'Alessandro che mi dissero "fatti i c... tuoi su quello che è successo, mi raccomando"". Poi il carabiniere ha spiegato il ruolo di Mandolini che all'epoca dei fatti era a capo della stazione dove venne eseguito l'arresto: "Dopo la morte di Cucchi gli chiesi come dovevamo comportarci se chiamati a testimoniare e lui mi disse "tu devi seguire la linea dell'Arma se vuoi continuare a fare il carabiniere"". La testimonianza di Tedesco ha permesso di riscrivere la vicenda per la quale, a suo tempo, erano stati giudicati alcuni agenti di polizia penitenziaria, completamente estranei al pestaggio.

Ilaria Cucchi: "La verità è entrata in aula" - "Dopo dieci anni di menzogne e depistaggi in quest'aula è entrata la verità raccontata dalla viva voce di chi era presente quel giorno. Le dichiarazioni e le intenzioni espresse dal comandante generale dell'Arma (il riferimento è alla lettera scritta da Nistri, ndr) ci fanno sentire finalmente meno soli, si è schierato ufficialmente dalla parte della verità". Queste le parole di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, dopo le dichiarazioni in aula del superteste Francesco Tedesco. "A differenza di quello che qualcuno dei difensori in ogni udienza dà ad intendere, chi rappresenta l'Arma non sono i difensori degli imputati ma è il loro comandante generale, che ora si è schierato ufficialmente dalla parte della verità - ha aggiunto Ilaria. Sentivo il carabiniere Tedesco descrivere come è stato ucciso mio fratello e il mio sguardo cercava quello dei miei genitori che ascoltavano raccontare come è stato ucciso il loro figlio. È stato devastante, ma a questo punto quanto accaduto a Stefano non si potrà mai più negare".

La lettera - Nei giorni scorsi il pm Giovanni Musarò ha chiuso le indagini nei confronti di otto carabinieri che, successivamente (e fino ai giorni nostri), avrebbero tentato di depistare l'inchiesta della Procura, intervenendo sui verbali e omettendo di consegnare documenti all'autorità giudiziaria. Fra questi ultimi figurano il generale Alessandro Casarsa, ex comandante del Gruppo Roma, e il colonnello Lorenzo Sabatino, già comandante del Nucleo investigativo, indagati rispettivamente per falso e favoreggiamento.

Prima dell'udienza era stata diffusa una lettera del comandante generale dell'Arma dei carabinieri Giovanni Nistri che segna un radicale cambio di atteggiamento nei confronti del processo. "Il momento è arrivato. Lui c'era (riferendosi alla deposizione di Tedesco ndr.) e finalmente può raccontare". Ha scritto, lunedì, Ilaria Cucchi in un post sul suo profilo Facebook. "L'abbraccio dell'Arma ci arriva oggi caldo e finalmente rassicurante.

Il generale Nistri ci è vicino e non manca di farci sapere che il suo dolore è il nostro, che la nostra battaglia di verità è anche la sua. "Destituire Tedesco sarebbe stato un errore". L'Arma non rimarrà spettatrice nei confronti dei depistatori. I giudici ora abbiano coraggio e responsabilità ed acquisiscano quei documenti di verità imbarazzanti che fanno ora paura solo agli imputati di oggi".

 

 

 

 

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