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Caso Cucchi. Ilaria e le belle facce d'Italia

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di Francesco Merlo

 

La Repubblica, 10 aprile 2019

 

Giù la statua del David. Oggi Michelangelo al suo posto avrebbe scolpito Ilaria Cucchi che, tutta sola e senza neppure la fionda, ha sconfitto Golia, la Benemerita. E basta guardarla al processo, questa nostra David moderna, per capire che ha battuto i carnefici del fratello con la bellezza, non quella retorica che salva il mondo, ma la bellezza della Ragione.

Ilaria Cucchi è la conferma che ci sono ancora facce che ci riconciliano con l'idea stessa di bellezza, non solo femminile, nell'Italia di oggi che pure vanta il più appariscente catalogo di facce feroci, facce guastate dalla furia. Nessuno se l'abbia a male, ma Ilaria Cucchi è la donna come ce la immaginammo noi nel 1968, fiera dell'anonimato che porta alla bellezza, ma non castigata dall'imbruttimento che porta all'anonimato.

E forse proprio per questo varrebbe la pena di compilare - ci proverò alla fine - l'elenco delle facce della bella Italia, accanto alle tanti Meloni col mattarello e alle troppe Bongiorno che minacciano la castrazione chimica. Certo, ci sono le aspiranti First lady in accappatoio o in pantaloni antisommossa, e c'è il circo televisivo delle vajasse e delle regine del trash tutte rifatte, seni strizzati e moine.

Ma, alla fine, è Ilaria Cucchi la donna che tutti vorremmo non solo come sorella, come amica e come madre, ma anche come ministro dell'Interno. Più forte dei corpi palestrati dei carabinieri, della stupida ferocia dei pugni e dei calci, dell'astuta complicità dei generali e dei giudici, dell'ostilità e degli insulti dei potenti di turno - ieri il brutto Giovanardi e oggi il bruttissimo Salvini - più forte delle procure che hanno inventato "ogni genere di perizia per dimostrare che mio fratello era morto a causa della sua magrezza anziché di fame e di pestaggio", Ilaria Cucchi è la donna italiana, determinata ma spontanea e vivace, che ogni tanto torna a vincere su tutti anche se, per sedurre, non ha bisogno di niente, perché la vera eleganza non è fatta di tacchi, trucchi, chirurghi e profumi, ma è una fosforescenza della mente.

Ascoltaste cosa disse qualche mese fa, in un'intervista a Carmelo Caruso su Grazia, ben prima di ricevere la lettera del generale Nistri, e pure prima del bellissimo film Sulla mia pelle premiato con il David: "Ci siamo sempre fidati e affidati alle istituzioni anche quando queste ci mancavano di rispetto. Guarda che oggi gli abbracci più forti li ricevo proprio da agenti e carabinieri. Ti dico di più. Se un giorno mio figlio volesse entrare nell'Arma sarei la prima a esserne contenta".

Ecco: modesta, e dunque senza volerlo, questa donna, che ha così alto il senso dello Stato, è entrata a far parte delle grandi italiane, delle Signore dell'inaudito che, ciascuna a modo suo, hanno prima piegato e poi cambiato il Paese, dalla ragazza-coraggio Franca Viola alla senatrice socialista Lina Merlin, dalla partigiana Tina Anselmi alla radicale Emma Bonino, dall'austera Nilde lotti alla riccia Monica Cirinnà, che nel febbraio del 2016 riuscì da sola a intestarsi quella legge sulle unioni civili che, come ha dimostrato il convegno omofobo di Verona e come titolò Repubblica, è stata per questo Paese "una seconda breccia di Porta Pia".

Ma Ilaria Cucchi è anche qualcosa d'altro: è la bellezza serena della tenacia che il dolore ha reso epica proprio perché non è stato mai un dolore esibito. Nel paese dei languori e dei batticuori, degli strilli e delle sceneggiate, Ilaria ha sempre governato le emozioni, anche quando pubblicò la foto del carabiniere Tedesco che, in costume da bagno, esibiva tutte le virilità del suo corpo macho: "Volevo farmi del male, volevo vedere le facce di coloro che si sono vantati di aver pestato mio fratello, coloro che si sono divertiti a farlo. Le facce di coloro che lo hanno ucciso. Ora questa foto è stata tolta dalla pagina. Si vergogna? Fa bene".

Fu denunziata, insultata, minacciata, redarguita. E Salvini disse: "Mi fa schifo quelpost". Eppure, il processo sta dimostrando che aveva ragione. Dove sono oggi quegli sciacalli che si avventarono su di lei come sulle rovine dei terremoti? In tutto lo scandalo Cucchi le immagini sono state più veloci dell'intelligenza, occhio che ha messo in riga i fatti ben prima dei cronisti e degli investigatori.

La foto del volto e del corpo martoriati di Stefano, che abbiamo tutti stampata nel cervello, fu scattata all'obitorio e raccontava già l'infinito di umiliazione e di botte che lo aveva schiacciato, vale a dire la storia che, dopo 9 anni, stiamo finalmente sentendo in aula. E così in quell'immagine del macho su Facebook c'era già la caricatura del carabiniere, la sua smorfia violenta. E poi ancora, c'è l'immagine di Ilaria che con il corpo esile e disarmato, con il viso sereno di persona risolta, la fierezza negli occhi chiari, fu subito l'immagine della verità. Cattolica, amministratrice di condomini come il padre, a 45 anni vive ancora nella periferia dov'è cresciuta. Si sente ancora sorella di Stefano, morto di bastonate, ed è madre di Valeria e di Giulio che sono fieri di lei.

Ebbene, "mamma Cucchi" - così la chiama la figlia - in nove anni è diventata persino più bella. È difficile da dire, ma forse è proprio il tormento che l'ha resa bella e invincibile. E però se è vero che le facce parlano, proviamo ad accennare un elenco di belle facce italiane da affiancare alla faccia di Ilaria: quella del sindaco Lucano è ruvida e rotonda con una smorfia dolente, quella di Paola Deffendi, mamma di Giulio Regeni, è ferma e decisa, solida e buona; e ci sono le facce idealiste dei ragazzi del clima, il viso in rivolta di Simone e quello buono come il riso del vercellese Moise Kean, quello di Fiona May che fa venire voglia di diventare neri. E a destra c'è il faccione rassegnato di Guido Crosetto e quello serio e compassato del sindaco genovese Bucci. Facce belle sono quella regale di Giorgio Armani, quelle ispide di Giancarlo Giannini e di Paolo Conte... Lascio i puntini, gli altri aggiungeteli voi.

 

 

 

 

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