Venerdì 14 Dicembre 2018
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Carceri, tensione al top ma la riforma è bloccata

PDF Stampa
Condividi

di Gigi Di Fiore

 

Il Mattino, 13 marzo 2018

 

Contro lo stop del governo Gentiloni oggi manifestazione a Roma. Sono 7.574 i detenuti in più di quanti le 190 carcerari italiane ne potrebbero accogliere. Un dato ufficiale, di fine febbraio, del ministero della Giustizia.

E ancora emergenza sovraffollamento, ancora condizioni detentive proibitive, che scatenano tra le celle episodi di insofferenza e alimentano tensioni. Nel carcere di Ariano Irpino, un detenuto con problemi psichici ha distrutto due celle e si è scagliato contro due agenti penitenziari. Commenta Ciro Auricchio, segretario regionale dell'Unione sindacati di polizia penitenziaria: "Ci sono troppi detenuti con evidenti disturbi psichiatrici, assistiti con pochi strumenti. Il sovraffollamento e le nostre carenze di organico aggravano le cose".

Anche a Foggia un agente di polizia penitenziaria è stato aggredito da un detenuto. E anche in questo caso l'episodio è stato segnalato dai sindacati: "A Foggia, quindici agenti vigilano su 400 detenuti. Ci risulta che in Italia oltre mille agenti sono stati aggrediti da detenuti". Nelle carceri italiane, con spazi risicati di vivibilità e assistenza sanitaria carente, i numeri del 2017 parlano chiaro: 9.510 gesti di autolesionismo, 1.135 tentati suicidi, 7.446 aggressioni, 1.175 ferimenti.

Cifre da tensioni perenni, che confermano la necessità di interventi per migliorare le condizioni carcerarie. Ma il 22 febbraio scorso, il governo Gentiloni ha rinviato l'approvazione della riforma penitenziaria, che doveva scattare su delega legislativa del Parlamento. Un rinvio dettato da realismo politico, a pochi giorni dalle elezioni, che non ha attuato una delega che scadrà a luglio.

Dice Beniamino Migliucci, presidente dell'Unione delle camere penali: "La riforma contribuirebbe a migliorare le condizioni di chi è detenuto, rendendo più rapido il ricorso a misure alternative della pena. Il governo ha avuto paura, dopo una campagna politica che, sulla base di false informazioni, parlava di provvedimento svuota carceri. Non è così". Oggi e domani, i penalisti si asterranno dalle udienze per sollecitare l'approvazione della riforma che sarebbe sempre possibile fino a luglio.

Oggi, a Roma, alla Residenza di Ripetta è stata organizzata anche una manifestazione voluta dalle Camere penali, da Rita Bernardini coordinatrice della presidenza del Partito radicale, dal movimento Antigone e anche da Magistratura democratica, la corrente di sinistra dell'Associazione nazionale magistrati.

Spiega l'avvocato Riccardo Polidoro, responsabile dell'Osservatorio carcere delle Camere penali che sarà tra i relatori di oggi: "Lo schema del provvedimento aveva già superato i pareri del Parlamento. Bastava un sì del consiglio dei ministri. La parte che ha spaventato il governo è quella che abolisce gli automatismi e le preclusioni sulla concessione delle pene alternative. Una modifica positiva che darebbe ai giudici di sorveglianza la possibilità di decidere valutando la storia e i comportamenti del singolo detenuto, senza steccati precostituiti".

Nel provvedimento, c'è anche l'aumento da tre a quattro armi come massimo di condanna su cui è possibile ottenere la sospensione della pena nella sentenza. E poi i maggiori controlli sulla gestione e il comportamento del detenuto cui si applica la pena alternativa. A fine febbraio, sono state 49629 le misure alternative concesse. Significano affidamento in prova ai servizi sociali, semilibertà, detenzione domiciliare, lavoro di pubblica utilità, messa alla prova, libertà vigilata, libertà controllata, semidetenzione.

Aggiunge l'avvocato Polidoro: "Sono modalità di responsabilizzazione del detenuto, strade per la rieducazione e il reinserimento che la sola detenzione in carcere rende sempre più difficile. Qualcuno parla strumentalmente, alimentando paure, di svuotamento della carceri. Da qui il timore a decidere della politica".

Ai benefici delle pene alternative, concesse dai magistrati di sorveglianza, sono esclusi i reati più gravi, come mafia e terrorismo. Ma è facile constatare dalle statistiche ufficiali che, se non si fossero applicate le misure alternative, la popolazione carceraria sarebbe il doppio dell'attuale, arrivando a quasi centomila detenuti. Una follia. Anche dopo la sentenza, l'otto gennaio del 2013, della Corte europea dei diritti di Strasburgo.

Una sentenza di condanna dell'Italia per "trattamento inumano e degradante di sette detenuti" nel carcere di Busto Arsizio e Piacenza. Altri 550 ricorsi sono in attesa. Sotto accusa è il sovraffollamento delle carceri italiane, stimato con un tasso del 142,5 per cento. La media europea è del 99,6 per cento. Su questo, non esistono differenze tra nord e sud. Lombardia, Liguria, Veneto, anche per l'aumento di detenuti stranieri, risultano avere un tasso di affollamento carcerario superiore al 170 per cento, uguale a quello pugliese.

Ma nella sentenza europea del 2013, è contenuto anche un passaggio che suona come un'ulteriore critica alla mancata approvazione della riforma. Una raccomandazione "affinché gli Stati prevedano adeguate misure alternative alla detenzione, riducendo il ricorso alla carcerazione". Che poi è proprio lo spirito della riforma che si è arenata il 22 febbraio scorso in Consiglio dei ministri.

Dice Samuele Ciambriello, garante dei detenuti in Campania dallo scorso settembre: "Il sovrannumero carcerario crea condizioni di invivibilità. Inoltre, dopo la chiusura degli Opg, i detenuti psichiatrici si sono riversati nelle carceri comuni ed è nata un'altra emergenza da affrontare. E stato accertato, poi, che nel 2016 oltre 40mila detenuti italiani soffrivano di disagi psichici, sfociati in patologie depressive e psicosi. Patologie che possono portare a gesti estremi e comportamenti autolesionistici".

Lo scorso anno, 50 detenuti si sono suicidati nelle carceri italiane. Quattro in Campania. Situazioni difficili, su cui la riforma annunciata e sospesa poteva diventare un primo tentativo di soluzione. "Occasione storica sprecata", commenta Rita Bernardini. E conclude l'avvocato Polidoro: "Il sovraffollamento rende difficile il rispetto delle norme e, dietro l'angolo, c'è sempre il ricorso all'indulto che è istituto emergenziale immediato, che allontana però dalla ricerca di vere soluzioni".

 

 

 



06


  06

 

06

 

 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it