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Carceri, la rivoluzione francese. Telefoni in cella per i detenuti. Ok alle chiamate in 180 prigioni

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di Francesco Ghidetti

 

Il Giorno, 3 gennaio 2018

 

La Radicale Bernardini: "si faccia anche qui da noi". Una cella. Con i detenuti. Che però (e alcuni dicono finalmente) potranno parlare con l'esterno, a certe condizioni, comunicare coi parenti, le mogli o i mariti, le figlie o i figli in condizioni decenti. Stiamo parlando di una nuova rivoluzione francese che dovrebbe avere i suoi primi effetti alla fine dell'anno.

Il ministro della Giustizia transalpino Nicole Belloubet ha infatti dato il via libera all'installazione di telefoni nelle celle di tutti i detenuti. Con le dovute eccezioni per condannati particolarmente turbolenti o responsabili di violenze all'interno delle mura carcerarie. Perché questa decisione? Perché un contatto più regolare e più prolungato con le persone care favorisce il reinserimento nella società del condannato. Del resto, il vecchio principio del carcere come luogo non di vendetta bensì di ritorno a nuova vita non cessa (almeno in teoria) di essere uno dei cardini fondamentali della civiltà europea.

Qualche numero: più di 50mila celle per circa 180 prigioni saranno attrezzate con apparecchi che permetteranno ai detenuti (già condannati o solo imputati) di chiamare i loro cari. Numeri preventivamente autorizzati dalle autorità. In tal senso, la decisione prende spunto da un esperimento compiuto a partire dal luglio del 2016 nella prigione di Montmédy (Meuse). In questo carcere, alla fine del 2017, ogni detenuto (per un totale di circa 300) poteva chiamare in qualsiasi momento.

Di giorno, di notte. E pagando un 20 per cento in meno rispetto alle postazioni collocate nei corridoi. Quattro, in media, i numeri che è possibile chiamare con l'obbligo di identificazione di chi riceve la chiamata. L'obiettivo è dunque di mantenere saldi i legami familiari. Anche perché per i carcerati è sempre stato assai difficile accedere alle postazioni. Spesso non ci sono guardie carcerarie sufficienti ad accompagnare chi vuole telefonare, oppure il tempo a disposizione è troppo poco.

E non solo. Sovente le fasce orarie sono inadeguate: corrispondono a quando i figli sono a scuola oppure le mogli o i mariti a lavorare. C'è poi la prevenzione: con le postazioni fisse dovrebbe diminuire il traffico dei cellulari. Una che da sempre, in Italia, si batte affinché le carceri non siano giorni infernali, Rita Bernardini del Partito Radicale nonviolento transnazionale e transpartito, sospira: "Se confermata, sarebbe un'ottima notizia. Anche perché da noi ogni detenuto ha 10 minuti di tempo alla settimana e solo per la famiglia. Con ovvie conseguenze, tipo il continuo sequestro di cellulari. Adesso si spera di ampliare i tempi con la riforma dell'ordinamento penitenziario. Altra storia in Spagna. Ogni detenuto ha una scheda. E può chiamare quando vuole".

 

 

 



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