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Carcere: la lezione di Margara contro le leggi ingiuste

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di Larissa Urfer

 

stamptoscana.it, 10 febbraio 2019

 

"Le leggi ingiuste non vanno accettate, ma contrastate". Sotto questo appello si è svolto il convegno "Carcere e Giustizia, ripartire dalla Costituzione rileggendo Alessandro Margara" ieri in Sala delle Feste per discutere insieme sulla crisi attuale della giustizia.

Franco Corleone, il garante dei detenuti della Toscana, ha aperto l'incontro mettendo in evidenzia l'importanza del manifesto per la costituzione intitolato La giustizia e il senso di umanità. Antologia di scritti su carcere, Opg, droghe e magistratura di sorveglianza: "Il libro di Margara rappresenta la base per la nostra sfida di rispondere ad alcune affermazioni fatte in questi mesi e che riteniamo gravi. Si tratta di affermazioni di una politica ingiusta e razzista che si serve di una terminologia aggressiva contro i socialmente indesiderati come i migranti, Rom e consumatori di sostanze fino ad usare anche il diritto penale contro loro. A questa retorica del popolo dobbiamo opporci lavorando sulla Costituzione, come ha proposto Margara".

Un messaggio che condivide anche Beniamino Deidda: "Il tempo è passato, ma quello che ha scritto Margara 10 anni fa è nel contesto politico-sociale di oggi più attuale che mai. La sua è una visione lucida che mette in rapporto la legge, la costituzione e la realtà. Quindi rileggere Margara non è un'operazione che riguarda il nostro passato, ma il nostro futuro, ciò che potremmo fare oggi. Quello di Margara è un testo profetico con 10 anni di anticipo, un appello a una politica più umana ed a una saggezza costituzionale."

Poi ha continuato Antonietta Fiorillo: "Margara si è battuto per la garanzia dei diritti e della legalità costituzionale in carcere. La violenza dei colpevoli non giustifica la violenza istituzionale. Secondo Margara che aveva fiducia nella dignità di ogni persona, la rieducazione e risocializzazione è il cuore della pena e vale per tutti."

Alla base di questi pensieri è stata posta la domanda seguente: Come tradurre la visione di Alessandro Margara in atti di fronte a leggi ingiuste, di fronte al fallimento della riforma? Per dare una risposta a questa domanda, i rappresentanti di 8 laboratori hanno presentato i loro progetti nonché i loro modi per trasformare la situazione intollerabile.

Il primo laboratorio presentato, condotto da Patrizia Meringolo e Giancarlo Paba, si concentra sulla Città e "sicurezza" contrastando la falsa idea che il carcere debba essere un luogo chiuso per rendere la vita comune più sicura. In realtà, è l'isolamento che provoca insicurezza e quindi bisogna sostituire alla chiusura lo sviluppo di una rete tra carcere e città per fare tornare il soggetto nella collettività ed inserirlo nella società che deve accoglierlo.

Una rete che è fondamentale anche per il laboratorio Alternative al carcere, giustizia di comunità e giustizia minorile di Saverio Migliori, Antonio Pappalardo e Susanna Rollino. Hanno spiegato che la pena non è il carcere. Invece è da perseguire un approccio per la responsabilizzazione perché la sicurezza è proprio legata alla responsabilità. Per questo ci vuole una giustizia di comunità con misure alternative invece di quelle classiche. Pensare alla rieducazione e risocializzazione per ridurre veramente i reati.

Un altro elemento di interesse riguarda invece la domanda sulla pena stessa. Il laboratorio 41bis e ergastolo di Michele Passione, Emilio Santoro riflette su cosa vogliamo che sia la pena. Bisogna trovare una pena e degli strumenti che hanno un senso. Proprio questa riflessione è stata ripresa anche dal laboratorio droghe e carcere di Maria Stagnitta e Grazia Zuffa. Infatti, loro hanno individuato due problemi centrali della politica della droga: interpretare l'uso di droga e la dipendenza e capire perché alcuni programmi non sono adeguati. Secondo loro, la soluzione viene quindi trovata in una differenziazione tra le sostanze di fronte alla pena. Infine, anche il laboratorio immigrazione e "sicurezza" di Luca Bisori e Franco Maisto formula delle critiche chiedendo una riforma. Hanno detto i rappresentanti: "Con le leggi ingiuste sull'immigrazione facciamo clandestini. Queste leggi ingiuste sono l'espressione di una società di disuguaglianza e di discriminazione. Sono crimini di sistema. Diciamo persino di più: quella di oggi è la più grande deportazione dell'Italia sin dal dopoguerra".

 

 

 

 

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