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Cani in carcere: quando l'amore ha quattro zampe

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di Antonella Barone

 

gnewsonline.it, 10 aprile 2019

 

"Quando ho visto entrare i cani in carcere tranquilli ed educati, per incontrare i loro proprietari detenuti che li aspettavano, tutti ben vestiti e raggianti, e poi quando li ho visti ritrovarsi, magari dopo anni, tra scodinzolii, carezze, manifestazioni di gioia quasi incontenibili, ho pensato che, per quei momenti, ne vale proprio la pena di fare il mio lavoro".

Il lavoro di Barbara Bellentini e degli operatori dell'associazione DO.RE.MIAO è quello di realizzare Interventi Assistiti dagli Animali (IAA) presso alcuni Istituti di Pena della Toscana. Insegnano ai detenuti a gestire il cane ma il valore dei loro interventi va ben oltre le competenze che può offrire un corso professionale, al punto che, dopo alcune esperienze - pilota, i percorsi offerti dall'Associazione sono entrati a integrare stabilmente i Progetti pedagogici d'Istituto. È accaduto nella casa circondariale di Livorno dove il progetto "Ulisse" è giunto quest'anno alla terza edizione.

"Il cane è un buon mediatore dal punto di vista relazionale e anche un veicolo per la trasmissione di contenuti formativi - dice Barbara Bellettini presidente dell'Associazione e autrice, con Giulia Fruzzetti e Flavio Langone, di "Ore d'aria" (Erikson) - La sua presenza facilita il dialogo e l'apertura in quanto attiva una sfera di relazione non sempre facilmente accessibile con altri strumenti. Inoltre innesca un circuito virtuoso di scambio d'informazioni con i conduttori dei cani che li porta a essere vissuti dai detenuti come figure non giudicanti nei loro confronti in quanto la loro funzione è solo quella di insegnare ad avere un rapporto educativo con gli animali".

Due gli ambiti di efficacia del progetto: la parte formativa sulla gestione dell'animale, al termine della quale viene rilasciato un di certificato di partecipazione che potrà essere spendibile all'esterno (in attività come operatori di canile o dog sitter) e una parte pedagogica in quanto, spiega Barbara " il rispecchiamento con gli animali porta a prendersi maggiore cura di sé e degli altri, permettendo di sperimentare canali affettivi ed emotivi importanti che passano anche attraverso il contatto fisico vissuto con il cane."

" Diversi allievi, una volta in libertà, hanno svolto attività di volontariato nei canili. Uno ha addirittura creato un'associazione cinofila e noi lo abbiamo aiutato negli aspetti burocratici".

Il rapporto con i cani in un ambiente multietnico come il carcere aiuta anche a superare pregiudizi e luoghi comuni, come quello che solo l'Occidente "evoluto" tratti bene gli animali domestici, soggetti invece a torture e stermini nel resto del mondo. "Abbiamo scoperto invece che in molti Paesi dove si ritiene siano diffusi maltrattamenti degli animali, i cani vengono rispettati nella loro soggettività. In tanti villaggi africani sono molto presenti, hanno una loro utilità sociale alquanto apprezzata dagli abitanti. Gli allievi provenienti da quelle zone sono molto portati al rapporto con gli animali, anche se in effetti, non comprendono l'uso di cappottini, impermeabili e altri accessori. Meno coccole insomma, ma più rispetto".

Il risultato che l'associazione ritiene il proprio fiore all'occhiello dei progetti nelle carceri è comunque quello di essere, grazie anche all'impegno e alla tenacia di alcuni direttori penitenziari, riuscita a far incontrare in carcere cani e i lori proprietari reclusi. "Vederli ritrovarsi è stato sempre molto emozionante. Osservare i detenuti interagire, mettere in atto con i cani gli esercizi imparati durante il corso, buttarsi a terra per farsi leccare la faccia, vederli preoccupati per le condizioni di salute e cura dei propri amici a quattro zampe, sentirli parlare con "vocine" affettuose e sentirsi ringraziare nei modi più sinceri e grati sono stati i riscontri più belli che abbiamo mai ottenuto. Un ex detenuto ci ha detto che quei momenti erano speciali perché, a differenza dei colloqui con i parenti nei quali sentiva lo scorrere del tempo nei "colloqui" con il suo cane tutto questo non esisteva. In quei momenti era sempre come se il tempo non fosse mai trascorso e niente fosse stato perso. È stato molto importante per lui, come per tutti quelli che lo hanno vissuto".

 

 

 

 

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