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Campobasso: decesso in carcere, parla la difesa degli indagati "fu un evento imprevisto"

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primonumero.it, 17 ottobre 2015

 

Dopo la pubblicazione dell'articolo sulla morte del detenuto campobassano 34enne Alessandro Ianno, l'avvocato Stefano Brienza, difensore di alcune delle quattro persone indagate per omissione di soccorso (un medico e tre infermieri), interviene a difesa di chi "da sempre, correttamente e professionalmente - scrive nella sua precisazione - si è adoperato per la tutela della salute dei detenuti, anche con enormi sacrifici personali e familiari.

Stupisce come la dettagliata ricostruzione dei fatti, così come operata da parte dei familiari e dei loro difensori (il fratello dell'ex detenuto, Maurizio Ianno e gli avvocati Silvio Tolesino e Antonello Veneziano, ndr), non solo non corrisponda a verità fattuale, ma contrasti con il contenuto del fascicolo delle indagini, delle testimonianze ivi contenute e le risultanze peritali.

Appare inopportuno e dissacrante - a detta del difensore degli indagati - scendere nei dettagli della vicenda così come è stato fatto. Inopportuno perché il fascicolo è ancora avvinto dal carattere di segretezza; dissacrante perché viene totalmente distorta la realtà dei fatti e vengono paventate delle ipotesi omissive, condite da indifferenza e spregiudicatezza nell'operato dei sanitari tanto da tracciarne un profilo da carnefice.

Corre l'obbligo di affermare l'unica verità che è quella che ha condotto il Pubblico Ministero a chiedere l'archiviazione del procedimento (come evidenziato anche nel nostro articolo, ndr), ossia la assoluta corretta condotta professionale dei miei assistiti e la mancanza di qualsivoglia nesso causale tra il loro operato ed il tragico evento. Pur condividendo il dolore dei familiari per il grave lutto, non si può condividere un intento persecutorio fondato su dati falsi ed inesistenti.

L'affermazione di aver somministrato insulina post-mortem (come dimostra l'orario segnato sul registro dell'infermeria nelle mani della famiglia Ianno, ndr), indigna ed è una calunnia.

L'evento che ha condotto al decesso del povero ragazzo era assolutamente imprevedibile ed inevitabile. Il personale sanitario tutto si è adoperato tempestivamente e correttamente per fronteggiare l'emergenza allorché, per la prima volta, si è verificata alle ore 17 circa. Fino a quel momento non ha potuto avere contezza, qualora vi fosse stato, di alcun segno premonitore della patologia".

 

 

 

 

 

 

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