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Cagliari: "Usciamo dalle gabbie", i detenuti diventano educatori cinofili

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di Teresa Valiani

 

Redattore Sociale, 9 gennaio 2019

 

È sostenuto dalla Regione Sardegna il progetto che dagli Stati Uniti sbarca in Italia, nella casa circondariale di Uta-Cagliari, e che assegnerà ai ristretti la qualifica di istruttore. Il direttore, Marco Porcu: "Ognuno di noi avrebbe qualcosa da imparare da un'esperienza del genere". Cani randagi e detenuti insieme in un progetto che vuole restituire dignità e futuro a vite che si stanno consumando ai margini della società. È un percorso di recupero reciproco quello che dagli Stati Uniti sbarca in Italia attraverso l'esperienza che sta partendo nel carcere di Uta (Cagliari). Sostenuto dalla Regione Sardegna, che lo ha inserito nell'ultima finanziaria appena approvata, con un contributo di circa 170 mila euro, il progetto si chiama "Usciamo dalle gabbie", coinvolgerà circa 20 detenuti e avrà durata biennale.

Partito con un primo esperimento nel 2016 e fortemente voluto dall'avvocato e consigliera regionale Anna Maria Busia, il piano ha diversi obiettivi: offrire alle persone ristrette la possibilità di imparare un mestiere, acquisendo la qualifica di istruttore cinofilo, migliorare le relazioni dei detenuti all'interno dell'istituto di pena e dare una famiglia ai cuccioli che, dai canili e dai rifugi convenzionati, faranno ingresso in carcere per iniziare, si spera, una nuova vita una volta fuori.

"È un progetto che ricalca un esperimento inserito, già nel 2016, nell'ambito della scuola per i detenuti promossa nel nostro istituto - spiega il direttore del carcere di Uta, Marco Porcu. Il cane non sarà presente nelle celle ma in spazi adatti e locali appositi, nella zona interna al muro di cinta. "Usciamo dalle gabbie" è un corso di formazione per detenuti che, attraverso le lezioni e il contatto con gli animali, avranno la possibilità di acquisire la qualifica di educatore cinofilo, spendibile anche sul mercato del lavoro. Nulla in questo progetto è lasciato al caso - sottolinea il dirigente -: le lezioni sono affidate a esperti estremamente qualificati e con una esperienza ventennale nel settore, il benessere degli animali è tenuto in grandissima evidenza ed anche il personale dell'istituto, polizia penitenziaria ed educatori in primis, contribuiranno con la propria professionalità e competenza all'organizzazione interna e al buon esito del progetto. Nel corso delle ore di lezione i detenuti impareranno le tecniche utili all'educazione dei cani problematici e, nello stesso tempo, acquisiranno informazioni preziose anche per gestire i rapporti con gli altri e con se stessi. Ognuno di noi avrebbe qualcosa da imparare con un'esperienza del genere".

"Parlare di carcere, di persone detenute, di espiazioni e di condanne non è mai stato facile. In questo periodo lo è ancora di meno - scrive dal suo profilo Facebook Anna Maria Busia annunciando il progetto. C'è sempre qualcuno che ritiene di essere maggiormente meritevole di aiuti rispetto a chi ha commesso errori. Per questa ragione sono stata in qualche occasione contestata. Per certi versi capisco, ma non smetto di sostenere iniziative, di promuovere progetti che possano non solo alleviare la detenzione, ma soprattutto che facciano sperare che ci sia un futuro. Per tutti, nessuno escluso".

 

 

 



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