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Cagliari: paziente morto durante un Tso, inchiesta del pm per omicidio colposo

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L'Unione Sarda, 7 gennaio 2019

 

Al momento non ci sono indagati ma si attendono gli esami istologici. Il paziente aveva 45 anni. Ci vorranno almeno tre mesi per accertare le reali cause del decesso di Agostino Pipia, il 45enne morto la mattina del 23 dicembre durante il ricovero nel reparto di Psichiatria dell'ospedale Santissima Trinità. Il medico legale Roberto Demontis ha chiesto alla Procura 90 giorni per terminare gli esami istologici, quelli cioè sui tessuti prelevati dalla salma nel corso dell'autopsia disposta dagli inquirenti. Una verifica che potrebbe confermare o meno la prima ipotesi, l'embolia polmonare.

L'autopsia - L'esame necroscopico è stato disposto dal pubblico ministero Enrico Lussu, che ora indaga per omicidio colposo, dopo l'arrivo nel suo ufficio di un esposto presentato dalla famiglia della vittima una volta saputo che già l'Azienda sanitaria aveva ritenuto di dover eseguire la stessa analisi. Così, per potervi partecipare con un proprio consulente poi individuato nel chirurgo toracico Roberto Cherchi, i parenti si sono rivolti all'avvocato Luigi Trudu il quale la mattina del 28 ha bussato alla porta del magistrato di turno.

L'inchiesta - La decisione di aprire un'inchiesta, al momento senza indagati, è derivata proprio dall'iniziativa dei familiari del ricoverato, il cui obiettivo è capire cosa abbia provocato la disgrazia. "Non vogliamo accusare alcuno ma solo far luce su quanto accaduto. Abbiamo la massima fiducia nel lavoro dell'autorità giudiziaria". Sulla presunta contenzione del fratello in ospedale (l'eventualità che fosse stato legato al letto per evitare potesse far del male a sé e agli altri) "non sappiamo nulla, non ci risulta".

Il ricovero - La vittima, nata a Cagliari e residente a Quartucciu, non era sposato e non aveva figli. Era ricoverato a Is Mirrionis dal 10 dicembre per un disturbo di natura neuropsichiatrica non legato comunque "a episodi di violenza contro le persone", sottolinea l'avvocato Trudu. Già dieci anni fa era stato ospite del medesimo reparto, poi non si era più presentata la necessità del ricovero.

L'arresto cardiaco - Poi il 23 mattina è arrivata una telefonata dall'ospedale che avvisava i familiari che Pipia aveva avuto un arresto cardiaco. Corsi in ospedale, lo hanno trovato già morto. Tre giorni dopo la decisione della Asl di eseguire l'autopsia e della famiglia di prenderne parte ma per nominare un proprio esperto era necessaria l'apertura di un'inchiesta da parte della magistratura. Così è stato. Il pm ha bloccato l'iniziativa dell'Azienda sanitaria e, la stessa mattina, incaricato il medico legale di svolgere un lavoro portato a termine poche ore dopo. Embolia polmonare, il primo e parziale esito. Provocata da cosa? Si attendono gli esiti degli esami istologici.

 

Lettera dei Radicali sull'uso del Tso

 

La morte di Agostino Pipia durante la degenza nel reparto di psichiatria al Santissima Trinità riaccende il dibattito sul Tso (Trattamento sanitario obbligatorio): a farlo sono i segretari di "Diritti alla Follia" e "Radicali Cagliari-Marco Sappia" Michele Capano e Carlo Loi.

Le due associazioni hanno scritto una lettera aperta che parte proprio dalla morte dell'uomo, "in degenza da 13 giorni", un ricovero, come spiega il legali della famiglia, non legato a "episodi di violenza contro le persone".

Le due associazioni, in particolare, mettono in discussione lo strumento del Tso, regime nel corso del quale sono morte diverse persone. Morti che "impongano, con assoluta urgenza, una riforma radicale di tale istituto". Uno strumento messo in discussione, spiegano le associazioni, dal garante nazionale delle persone detenute private della libertà personale che, scrivono, "evidenzia come già nella definizione il Tso designi una forma di privazione della libertà personale".

Problemi legati all'istituto (si parla anche del rispetto delle prerogative del medico) e lacune nell'Isola. "Denunciamo con forza che ad oggi in Sardegna non è stata istituita la figura del garante regionale delle persone private della libertà personale, nonostante il fatto che l'iter di designazione dell'incarico sia in essere da mesi e con parecchi anni di ritardo rispetto all'approvazione della legge istitutiva".

La lettera aperta, indirizzata al garante nazionale, si chiude con una serie di proposte. E, attraverso la citazione di una sentenza della Cassazione, si ricorda che "la contenzione meccanica non è atto terapeutico e, se non scriminata dallo stato di necessità, da valutarsi in base a criteri rigorosi, comporta per i sanitari responsabilità per sequestro di persona". Le due associazioni, comunque, garantiscono che proseguirà il loro lavoro di monitoraggio dei casi come quello di Pipia.

 

 

 

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