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Bresile. Il pacchetto sicurezza di Bolsonaro: tutti dentro

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di Maurizio Stefanini

 

Libero, 6 febbraio 2019

 

Riforma della giustizia ed estensione della legittima difesa. Il ministro Sergio Moro, "Di Pietro brasiliano", presenta un piano durissimo contro i criminali comuni e i politici corrotti. E arriva ora il momento di Sérgio Moro. Eletto sull'onda di una richiesta popolare di pulizia contro i politici corrotti e di sicurezza contro la criminalità dilagante, il nuovo presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha voluto come ministro della Giustizia e della Sicurezza proprio il giudice Sérgio Moro: eroe di quella "Lava Jato" che era stata la "Mani Pulite" brasiliana, in ultimo sfociata nella destituzione della presidente Dilma Rousseff e nella detenzione del suo predecessore Lula.

Moro ora cerca di iniziare il suo compito attraverso la presentazione al Congresso di un ampio pacchetto di proposte legislative presentate al Congresso, che, spiega in conferenza stampa, prevedono la modifica di ben quattro codici: il Codice Penale; la Legge di Esecuzione Penale; una "Legge dei Crimini Puzzolenti" risultante dalla traduzione letterale di quel "crimes hediondos" che in portoghese sta per "delitti odiosi"; il Codice Elettorale.

Stop all'impunità - Assi principali sono corruzione, crimine organizzato e crimine violento, che secondo Moro sono temi da trattare assieme. "Il delitto organizzato utilizza la corruzione per guadagnare impunità", ha spiegato Moro. "D'altra parte, il crimine organizzato è vincolato a buona parte degli omicidi del Paese; una grande percentuale degli assassinii avvengono per dispute del narcotraffico.

Il crimine contro la amministrazione pubblica, come la corruzione, vuota le casse pubbliche, diminuisce le risorse disponibili perché lo Stato possa adottare politiche più efficienti contro la criminalità organizzata, contro la criminalità violenta, o politiche sociali che possano servire per diminuire la seduzione del crimine". Uno dei punti chiave della riforma proposta riguarda appunto la querelle suscitata dal caso Lula, di cui si sosteneva che avrebbe dovuto essere messo in carcere solo dopo il giudizio in terzo grado. Un ricorso è attualmente sotto esame, ma la riforma chiarisce che, se li giudica un tribunale collegiale, anche i condannati in secondo grado andranno in galera, e solo eccezionalmente potranno chiedere la libertà provvisoria.

C'è poi un inasprimento del regime per i condannati per corruzione o malversazione, che sotto gli otto anni potevano usufruire di un regime di reclusione semi-aperto o dei domiciliari. Adesso avranno invece sempre il regime chiuso, per lo meno a inizio pena. Indurimento anche per il finanziamento non dichiarato di campagne elettorali. Da delitto elettorale diventa crimine penale, con sanzioni più gravi. Tutti dentro anche i responsabili di delitti commessi con armi da fuoco o che comunque provochino morti. Le armi da fuoco implicano l'inizio pena in regime di reclusione chiuso e pena aumentata. Provocare morte implicherà poter beneficiare di un regime semiaperto solo una volta scontati i 3/5 della condanna, piuttosto che i 2/5.

La scure sui boss - Moro vuole poi introdurre una tipificazione del concetto di organizzazioni criminali chiaramente basato sull'esempio italiano del crimine di associazione mafiosa. Pene più dure per leader e membri, che finiranno in carceri di massima sicurezza, e non potranno passare a un regime semi-aperto. Da Moro sono state citate espressamente come esempi di questi gruppi il Primeiro Comandoda Capital, il Comando Vermelho, il Terceiro Comando, gli Amigos dos Amigos, la Familia do Norte e le milizie di ex-agenti di sicurezza corrotti. Gli accusati possono patteggiare con i pm una dichiarazione di colpevolezza in modo da poter essere condannati senza giudizio, in cambio di sconti di pena e altri benefici.

Saranno poi possibili multe e confische di beni, in proporzione a quanto si è guadagnato in modo illecito. I condannati per crimini dolosi dovranno depositare il proprio dna in una Banca Nazionale del Profilo Genetico per almeno 20 anni dopo la fine della pena. Infine si stabilisce che un agente di pubblica sicurezza agisce in condizione di legittima difesa quando "in conflitto armato o in rischio imminente di esso, prevenga una aggressione ingiusta e imminente al diritto suo o a quello di altre persone". E i poliziotti processati per eccesso di legittima difesa avranno pene ridotte o annullate se dimostrano che c'era "paura, sorpresa o emozione violenta scusabile". Moro garantisce comunque che non sarà "una licenza di uccidere".

 

 

 



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