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Brescia: braccialetti elettronici? Qui nessuno li ha mai utilizzati

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di Wilma Petenzi

 

Corriere della Sera, 1 dicembre 2018

 

Più braccialetti, meno carcere. Un principio che vale ovunque, ma soprattutto per Brescia, dove i detenuti sono quasi cinquecento, mentre i braccialetti elettronici attualmente in uso sono zero.

Nessun detenuto in questo momento sta usufruendo del braccialetto elettronico che consente di ottenere la misura degli arresti domiciliari spalancando le porte del carcere.

Una misura cautelare decisamente meno afflittiva della detenzione. Che permette a chi deve scontare una pena di non essere isolato socialmente, né di essere sottratto agli affetti. Non comunque una vacanza: la detenzione si sconta in casa, dove viene installata una centralina elettronica che manda un immediato segnale d'allarme alle forze dell'ordine se il detenuto si allontana o tenta di forzare la cavigliera che permette la geo localizzazione costante.

Un risparmio anche per le forze dell'ordine, chiamate in causa solo in caso di necessità e non costrette a controlli continui distogliendo personale e risorse ad altri impieghi: polizia e carabinieri accorrono solo quando il sistema indica un'anomalia e dopo che la telefonata prevista come prassi al detenuto non ha fatto rientrare l'allarme.

Basterebbe analizzare il rapporto costi/benefici - tanto caro al movimento 5 stelle - per capire che il braccialetto elettronico può essere una soluzione per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri, ridare dignità ai detenuti, far crollare la percentuale di recidiva (68% se la pena si sconta in carcere, 19% con una misura alternativa), oltre che rispettare la vocazione della Costituzione (la libertà personale va limitata solo se è indispensabile).

Tra i benefici, e non è una voce trascurabile, anche il risparmio di un sacco di quattrini. Di braccialetto elettronico si parla oggi a Firenze, nella quarta giornata dal titolo "12.000 braccialetti? siamo ancora alle "liste d'attesa" organizzata dalle Camere penali e dall'Osservatorio carcere. All'iniziativa aderisce anche la Camera penale di Brescia. Scopi e obiettivi della giornata sono stati presentati ieri dall'avvocato Andrea Cavaliere, presidente, con i consiglieri Michele Bontempi, Gianluigi Bezzi e Vieri Barzellotti, che hanno anche voluto ricordare l'agitazione dei penalisti, successiva ai quattro giorni di astensione, per sottolineare l'"approccio sbagliato di questa classe politica al tema giustizia. Il ministro Bonafede non nasconde che deve rispettare un mandato politico per accontentare l'elettorato: la "pancia" della gente chiede più carcere e pene più severe. E il governo si sta muovendo in questa direzione, le riforme previste sono tutte peggiorative".

Ma i penalisti sul tema braccialetto elettronico, come misura alternativa alla detenzione in carcere, non vogliono lasciar perdere anche se ammettono che spesso, a fronte di giudici che rispondono alle loro richieste con "i braccialetti non sono disponibili" hanno cominciato a rinunciare e a non avanzare nemmeno la richiesta.

Il braccialetto elettronico, oltre che tutelare i diritti di tutti sarebbe anche un bel risparmio. "La realizzazione di un nuovo carcere (Brescia è tra le città in cui è previsto l'ampliamento di quello già esistente, il progetto è di allargare Verziano per poter chiudere Canton Mombello) costa almeno 35 milioni di euro - spiega Bezzi - Un detenuto costa 138 euro al giorno, 9 euro direttamente per il carcerato, mentre il resto è per le varie spese di amministrazione e gestione.

I detenuti al 31 ottobre sono 59.803, di cui 10 mila in custodia cautelare e 21 mila con pene inferiori a tre anni: queste ultime due categorie potrebbero beneficiare della cavigliere e lasciare le celle. Ogni giorno la voce carcere costa allo stato 8 milioni abbondanti di euro, una cifra non trascurabile. Il costo del braccialetto è decisamente inferiore. Già in uso ce ne sono 2.000 (il prodotto dell'accordo del ministero con Telecom); nei mesi scorsi per 19 milioni di euro Fastweb si è aggiudicata l'appalto per fornire mille braccialetti al mese per un anno: dodicimila cavigliere che a conti fatti verranno a costare 1.500 euro l'una. Un affare se confrontati al costo di una giornata dietro le sbarre.

Ma oltre all'aspetto economico è quello sociale che preme principalmente ai penalisti: "La legge per l'uso del braccialetto elettronico - precisa Cavaliere - è del 2001, ma le prime applicazioni sono del 2012". "Ma si procede ancora troppo lentamente - conclude Bezzi - per ora non ci sono stati i corsi di formazione, nè nuove applicazioni: la nostra paura è che la nuova cultura direttiva cerchi di frenare questa svolta di civiltà, un cambiamento a difesa dei diritti di tutti".

 

 

 



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