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Braccialetti introvabili, anche chi potrebbe uscire resta in carcere

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di Stefano Brogioni

 

La Nazione, 7 gennaio 2019

 

I dispositivi elettronici non arrivano, la riforma è un flop. Sono tanti i detenuti che potrebbero uscire, "costretti" a scontare la pena in cella. Che fine hanno fatto i braccialetti elettronici? La riforma che avrebbe dovuto alleggerire le carceri, intese come strutture, e il carcere, come pena da espiare, è un clamoroso flop. Lo sanno bene quei detenuti che, in attesa di un dispositivo che non arriva, sono costretti a restar detenuti anche in presenza di ordinanze di giudici che avevano previsto la forma di detenzione alternativa.

Tra questi anche Rolando Scarpellini, volto noto del calcio storico fiorentino che lo scorso agosto si rese protagonista di un turbolento arresto: minacciò una donna con un'arma (che poi è stato scoperto deteneva illegalmente), esplose alcuni colpi, si eclissò per quasi un giorno, mentre la polizia gli dava la caccia, fino a "consegnarsi" grazie al tramite di un agente.

A metà dicembre, Scarpellini, con il suo legale, Massimiliano Manzo, ha patteggiato una pena di tre anni e due mesi. Il giudice ha anche disposto la sua scarcerazione: arresti domiciliari, "garantiti" dal braccialetto elettronico. E qui cominciano i problemi, perché di braccialetti elettronici ce ne sono pochi, pochissimi, sicuramente meno di quanti ce ne sia realmente bisogno. E spesso funzionano anche male.

Per Scarpellini, e tanti altri, non c'è nessun braccialetto pronto. E dunque, a meno che il giudice non cambi idea (e non l'ha fatto), il calciante fiorentino resta a Sollicciano. E non è un caso, che lo scorso trenta novembre, gli avvocati della Camera Penale di Firenze, presieduta da Luca Bisori, abbiano scelto proprio il penitenziario fiorentino come luogo simbolo della protesta della "Giornata dei braccialetti".

Il flop della riforma "che avrebbe dovuto contribuire, nelle intenzioni, a deflazionare il carcere in favore di una esecuzione della detenzione domiciliare più razionale, più sicura e meno onerosa per le forze di polizia", dicono le Camere Penali, è sotto gli occhi di tutti, "vergognosamente naufragata tra inefficienze del sistema e sperpero di denaro pubblico".

La speranza è nell'ultima infornata di dispositivi. Il Ministero ha fatto un nuovo accordo con la Fastweb, ne dovrebbero entrare altri in circolazione. Però mancano, allo stato, i collaudi. Scarpellini spera di uscire comunque prima del "tagliando" ai braccialetti: secondo il suo legale, con il presofferto, cioè la detenzione fatta prima del patteggiamento (quasi 4 mesi), la pena residua è sotto i tre anni e dunque non dovrebbe neanche essere dentro.

 

 

 



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