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Bologna: "Diritti doveri solidarietà", ciclo di 12 lezioni rivolte ai detenuti musulmani

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sassuoloonline.it, 18 novembre 2015

 

Dalla Costituzione italiana alle nuove Costituzioni arabe, dal contrasto tra leggi degli uomini e leggi di Dio alla libertà religiosa, dall'uso di alcool e droghe nel mondo islamico al giusto processo: ritorna, dopo il successo della prima edizione, "Diritti doveri solidarietà", il progetto educativo dedicato ai detenuti musulmani - per favorire un dialogo tra Costituzioni e culture - promosso all'interno del carcere della Dozza di Bologna dalla Garante regionale delle persone private della libertà personale insieme al Centro per l'istruzione degli adulti negli istituti penitenziari di Bologna (Cpia).

E le lezioni della Dozza si apprestano ad arrivare sul grande schermo: "Dustur (Costituzione)", il documentario realizzato dal regista Marco Santarelli durante gli incontri dell'edizione 2014-2015 di "Diritti doveri solidarietà" sarà in concorso al 33esimo Torino film festival, con la prima in programma domenica 22 novembre. Ma sull'esperienza dello scorso anno è stato anche stampato un volume, un vero e proprio diario di bordo scritto sull'esperienza passata, disponibile on line sul sito del Garante regionale dei detenuti.

A presentare il nuovo ciclo di appuntamenti, in una conferenza stampa nella sede dell'Assemblea legislativa, a Bologna, la presidente dell'Assemblea, Simonetta Saliera, la Garante Desi Bruno e il dirigente del Cpia, Emilio Porcaro. La prima lezione è in programma domani, mercoledì 18 novembre, e tratterà del Premio Nobel per la Pace di quest'anno assegnato al Quartetto per il dialogo in Tunisia, protagonisti della stagione delle primavere arabe, l'ultima il 4 maggio: si tratta, in totale, di 12 appuntamenti da due ore l'uno. Fra gli argomenti trattati, la Costituzione italiana (23 dicembre), i diritti fondamentali della persona umana (9 dicembre), le nuove Costituzioni arabe (13 gennaio), uguaglianza e solidarietà (17 febbraio), uomo, donna, famiglia (6 aprile) (allegato il programma completo degli incontri).

"L'Assemblea dei diritti passa anche dalla giustizia e dalla solidarietà, come testimoniato da questa valida pubblicazione, realizzata grazie alla passione e all'impegno della Garante- spiega la presidente Saliera-. Dialogo, interrelazione, confronto: è questa, come si evidenzia nelle pagine del volume ricavato dall'edizione passata, la ricetta per conoscere il diverso da sé e creare quella rete di convivenza che accompagna il nostro vivere civile e che distingue la comunità dai branchi". Non è un caso, quindi, che "il lavoro della Garante regionale si basi proprio su un carcere che nulla abbia a che vedere con le fredde celle dei sotterranei medioevali, ma sappia porre le basi della ricostruzione della persona e della sua dignità: il cammino è cominciato e cercheremo in tutti i modi che ciò non venga interrotto".

"L'iniziativa, unica e prima nel suo genere in Italia, è importante per migliorare il dialogo tra culture diverse e per affermare l'universalità dei diritti dell'uomo, sia libero che detenuto- spiega Desi Bruno. Questa prova al dialogo tra Costituzioni, che tiene conto dei tentativi recenti di alcuni Paesi arabi a darsi regole finalmente democratiche, aiuta a far sentire meno soli i detenuti stranieri e può costituire un argine al diffondersi di sentimenti e ideologie fondamentaliste, che possono attecchire proprio nei luoghi di privazione della libertà personale". La Garante coglie poi l'occasione per lanciare un appello: "Abbiamo bisogno che venga assicurato il diritto di culto all'interno delle carceri, e per farlo servono imam riconosciuti, che conoscano e riconoscano la nostra Costituzione e le nostre leggi- sostiene-, non possiamo permetterci di correre il rischio di affidare queste persone a guide spirituali improvvisate".

Come racconta Emilio Porcaro, "si è trattato di un esperimento pilota, credo il primo di questo genere, in un ambito oggi di elevato interesse e stretta attualità: la ricerca di vie di confronto con persone di fede islamica all'interno di un carcere, dove i rischi di radicalizzazione su base religiosa sono elevatissimi. Solamente un'attività formativa ed educativa di taglio realmente interculturale - chiude il dirigente del Cpia - può svolgere un ruolo significativo nella rielaborazione di coscienze aperte alla diversità e alla convivenza pacifica".

 

 

 

 

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