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Bologna: l'Istituto penale minorile in scena a teatro, recitare come via al reinserimento

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Corriere di Bologna, 4 gennaio 2019

 

Padri che fanno fatica a incrociare lo sguardo dei figli, che pure ne richiedono la presenza. Padri smarriti, che non hanno nulla da lasciare in eredità a figli che cercano di non scivolare su un ripido piano inclinato, segnato da microfoni sospesi dall'alto, troppo lontani per ritessere un dialogo tra generazioni. È questo lo scenario dello spettacolo "Eredi eretici", dal 9 al 13 gennaio nella Sala Salmon dell'Arena del Sole.

Ultimo frutto del lavoro che da ormai vent'anni il Teatro del Pratello, guidato da Paolo Billi, svolge con i suoi progetti di teatro carcere. In questo caso i protagonisti sono ragazzi in carico ai Servizi di Giustizia minorile, provenienti da Comunità educative disseminate nel territorio regionale. E se la compagnia prende il nome da via del Pratello, dove si trova l'Istituto Penale Minorile di Bologna all'interno del quale opera da fine anni 90, il lavoro di preparazione ha richiesto un'organizzazione non banale.

Come ricorda Paola Ziccone del Centro Giustizia Minorile per l'Emilia Romagna e le Marche, "i ragazzi devono andare alle prove accompagnati da educatori e assistenti sociali, che li aiutano poi a rielaborare questa esperienza". Il nuovo spettacolo s'inserisce nel progetto triennale "Padri e figli", tematica comune a tutte le esperienze di teatro-carcere dell'Emilia Romagna. Tra i testi anche lettere di personaggi famosi che hanno avuto rapporto contrastati con i propri genitori, Kafka, Mozart e Marx. Sino a Leopardi, riproposto in versione napoletana grazie alla traduzione di uno dei ragazzi di origine campana.

"Nel cast - segnala Billi - non ci sono ragazzi dell'Istituto Penale Minorile del Pratello, ma oltre alle attrici di Botteghe Molière ce n'è uno che ha iniziato con noi 6 anni fa e che dopo quella parentesi nella sua vita ha deciso di continuare a fare teatro. Anche la scenografia materialmente è stata costruita dentro l'Ipm del Pratello durante un laboratorio".

In una fase in cui al carcere si guarda solo in termini di sicurezza e con dati inquietanti, come l'aumentato numero di suicidi o i 10 mila detenuti in più rispetto alla capienza, la Ziccone ribadisce che il progetto, che pure vanta una certa continuità, non possa essere dato per scontato.

E sull'annosa questione della ristrutturazione dell'ex chiesa dell'Istituto di via del Pratello, usata in passato come palcoscenico, sottolinea che la questione finanziaria, trovare oltre 300.000 euro, non è l'unica. "Bisogna - conclude - che sia la città a esprimere la sua volontà di far incontrare detenuti e città. Noi abbiamo avuto incontri con le istituzioni locali ma restiamo ancora in attesa".

 

 

 

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