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Bologna: dem spaccati sul Garante dei detenuti

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Corriere di Bologna, 1 maggio 2017


La discussione sui criteri per scegliere il nuovo Garante dei detenuti spacca in due il Pd con una polemica dalle coloriture "etniche". "Avrei preferito una proposta che valorizzasse chi viene da fuori e non una logica troppo "Bologna ai bolognesi", che mi sembra vada contro la storia di questa città", ha detto l'altro giorno il consigliere comunale del Pd Raffaele Persiano, pugliese di San Severo. Durissima, la replica del capogruppo dem Claudio Mazzanti, bolognese doc: "Il Consiglio comunale e lo stesso Persiano sono la configurazione fisica del fatto che questo è un suo pensiero completamente privo di ogni realtà". Nel gruppo Pd a Palazzo D'Accursio, ha aggiunto Mazzanti, "guardate quanti sono calabresi, pugliesi e ogni altro tipo. Noi bolognesi siamo in netta minoranza. Abbiamo anche una presidente che non è certo bolognese".
Il riferimento è a Luisa Guidone, calabrese di Castrovillari. Tutto è iniziato quando il Consiglio comunale si è messo al lavoro per ridefinire i criteri in vista della nomina del nuovo Garante per i detenuti che sostituirà (dal prossimo 23 luglio) Elisabetta Laganà, eletta nel 2012 e non più rinnovabile dopo due mandati. In Comune sono già arrivate 26 candidature. Il vecchio regolamento indicava tra i criteri, le competenze e i legami con il territorio, senza indicare però una priorità tra i due requisiti. Per tre sedute si è discusso se e come cambiare le regole nonostante Mazzanti avesse proposto di lasciare tutto invariato. Invece alcuni consiglieri del Pd, tra cui Andrea Colombo e Francesco Errani, hanno proposto di mettere in cima alle caratteristiche richieste i legami con il territorio.
E a questo punto Persiano si è opposto: "Prima vengono le competenze — spiega Persiano — Non credo che il legame con il territorio sia un valore. Se uno ha già fatto il garante a Padova o a Reggio Calabria, io lo preferisco. Anzi, è meglio perché vuol dire che il prescelto non ha legami che possano configurare eventuali conflitti di interessi". Di diverso avviso Errani: "In un lavoro del genere la conoscenza del territorio è importante". Risultato? Alla fine tutto è rimasto com'era, con i requisiti indicati in ordine sparso e senza priorità. Ma i consiglieri del Pd si sono spaccati per la seconda volta quando, in extremis, il grillino Massimo Bugani ha chiesto di privilegiare chi non abbia già ricevuto incarichi da Comune, Città metropolitana o società partecipate. I dem Raffaella Santi Casali e Michele Campaniello, che ritenevano ragionevole la proposta del M5S si sono astenuti. Mentre il resto del Pd l'ha bocciata.

 

 

 

 

 

 

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