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Bologna: barbe lunghe, preghiera, niente Coca Cola, detenuti a rischio radicalizzazione

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di Andreina Baccaro

 

Corriere della Sera, 14 gennaio 2017

 

Barbe lunghe, rifiuto di spazi comuni, di cibi e bevande come la Coca Cola e poi, naturalmente, l'esultanza dopo le stragi dell'ultimo anno: sono i primi segnali che un detenuto in cella è a rischio radicalizzazione. Sono alcuni degli "indici" che gli agenti della penitenziaria hanno colto anche tra le celle del carcere della Dozza, dove ad oggi una decina di detenuti vengono monitorati per via di atteggiamenti che fanno presupporre la loro vicinanza alle ideologie della jihad.
La stretta del Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria era arrivata già dopo gli attentati di Parigi, quando in alcune carceri d'Italia, compresa Bologna, furono notati alcuni detenuti esultare per le stragi. Si è intensificata dopo la scoperta che Anis Amri, l'attentatore di Berlino, ha fatto il salto di qualità verso la radicalizzazione proprio mentre era in prigione in Italia. Il Dap ha stilato un elenco per gli agenti dei comportamenti da considerare "campanelli d'allarme". "Indici che devono concorrere tra loro e non essere isolati" spiega un agente. Non basta, cioè, essere di religione islamica.
"Il personale di sezione cerca di individuare i cambiamenti". Per esempio il detenuto che prega sempre e all'improvviso smette di pregare viene osservato più attentamente per verificare se concorrono altri segnali premonitori di una eventuale radicalizzazione. Proprio l'allontanamento dagli insegnamenti degli imam più moderati può essere considerato un segnale d'allarme. C'è poi una scala di rischio, in base alla quale i detenuti sono classificati in monitorati, attenzionati o segnalati. "La differenza sostanziale è la maggiore pericolosità dei monitorati rispetto agli altri".
Gli agenti che fanno parte del Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria, un nucleo speciale addetto alle indagini dietro le sbarre, fanno una relazione mensile per ogni detenuto monitorato, inviata agli uffici centrali. Alla Dozza, oltre ai monitorati, c'è un solo caso di "attenzionato", che è il livello medio di rischio, e 4 o 5 sotto osservazione. Altrettanti detenuti hanno mostrato comportamenti preoccupanti e gli uffici centrali, su segnalazione degli agenti, stanno valutando di inserirli nel programma. Tra questi ci sono anche un paio di persone segnalate per le loro reazioni dopo la strage di Berlino.
Gli strumenti più approfonditi di indagine, invece, come intercettazioni, controlli sulle visite e sulla corrispondenza, devono essere autorizzati dalla Procura. I Nic sono i nuclei che un tempo osservavano le Br in carcere, cercando di decifrare i messaggi in codice che i seguaci della stella a cinque punte si scambiavano durante visite e udienze. Oggi gli agenti avrebbero bisogno di più mezzi e di aggiornamento. Risorse che, nonostante gli allarmi dei vari Ministeri, mancano. A Bologna 10 agenti, fuori dall'orario di lavoro, nel 2015 hanno potuto seguire un corso di arabo grazie a una mediatrice culturale che aveva dato la propria disponibilità gratuitamente. Ma eccetto questo caso, su base volontaria, l'amministrazione penitenziaria non ha risorse per organizzare corsi di lingua. "Non c'è nessuno che ci spieghi i cambiamenti in corso, che ci insegni l'arabo e la cultura islamica - spiega una agente.
Sarebbero necessarie almeno due unità addette esclusivamente ai detenuti a rischio terrorismo, in modo che abbiano il tempo di scambiarsi informazioni ed istruire il personale delle sezioni quotidianamente". E invece nel carcere della Dozza, con più di 700 detenuti e 100 posti scoperti tra gli agenti, al Nucleo investigativo resta solo il tempo di osservare e fare le relazioni, mensili o bimestrali, per gli uffici centrali.

 

 

 

 

 

 

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