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Bollate (Mi): agente del carcere sequestrato da due detenuti

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di Ilaria Carra

 

La Repubblica, 5 febbraio 2019

 

Volevano colpire un collaboratore di giustizia. È accaduto alle 22 di domenica sera: i due hanno finto un malore e sono riusciti ad aggredire l'agente minacciandolo con lamette e forbici e togliendogli le chiavi. Mentre tentavano di aprire la cella dell'altro detenuto sono stati bloccati. I sindacati: "Rischiamo la vita ogni giorno".

Imbavagliato e chiuso in cella è riuscito a dare l'allarme e la coppia è stata bloccata: con una scusa si stavano facendo portare in infermeria. L'hanno imbavagliato, legato al letto e rinchiuso in una cella. Minacciandolo con lamette e un paio di forbici. Poi gli hanno rubai o le chiavi per aprire le altre serrature. In particolare puntavano a una specifica, quella di un collaboratore di giustizia - anche lui in carcere - con il quale aveva avuto delle incomprensioni.

Sono stati denunciati in procura per sequestro di persona i due detenuti di origine campana che domenica sera, nel carcere di Bollate, hanno aggredito un agente di polizia penitenziaria in servizio presso il reparto di isolamento. Solo le urla di altri detenuti hanno allertato i rinforzi di colleghi, che sono accorsi a liberarlo. I due detenuti avevano preparato un piano. Verso le 21 di domenica avevano lamentato malori, "non stiamo bene", così l'agente li stava accompagnando in infermeria quando è stato aggredito e chiuso nella cella.

Da quanto è stato riferito dai sindacati di polizia penitenziaria, i due detenuti, uno dei quali era già stato più volte trasferito da vari istituti in quanto piuttosto refrattario alle regole, oltre a essere stati denunciati al pm dalla direzione di Bollate, sono finiti anche sotto il consiglio di disciplina. Per loro sono stati disposti 15 giorni in isolamento. In più, oltre al loro trasferimento in altre strutture, è stato proposto al Dap (Dipartimento di amministrazione penitenziaria) di applicare loro il regime di sorveglianza particolare.

Ed è stata aperta un'istruttoria interna, un'indagine per ora riservata. A fornire alcuni particolari della vicenda è stata la nota di Aldo Di Giacomo, segretario del Spp (Sindacato polizia penitenziaria), secondo il quale i due avrebbero ricevuto "dall'esterno l'ordine di uccidere il pentito". Gennarino De Fazio, della Uil-Pa Polizia Penitenziaria, denuncia: "Anche questa volta le conseguenze peggiori sono state evitate per circostanze fortuite e, come quasi sempre accade, per l'intraprendenza e la forza d'animo degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria, in questo caso, addirittura, pure per il primo allarme lanciato da altri ristretti: è di tutta evidenza, però, che non ci si può affidare alla provvidenza".

Il Sappe, con Donato Capece, critica: "La sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, l'aver tolto le sentinelle della polizia penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, la mancanza di personale, visto che le nuove assunzioni non compensano il personale che va in pensione".

 

 

 

 

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