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Benevento: l'esistenza e la detenzione, dal carcere a Oscar Wilde

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di Emanuela Micucci

 

Italia Oggi, 10 luglio 2018

 

Il progetto del liceo scientifico "Rummo" "Ci chiamate carcerati, ma vi siete mai chiesti se siamo innocenti?". È un fulmine che colpisce mente e cuore degli studenti della V E dello scientifico Rummo di Benevento la domanda rivolta loro dai detenuti della Casa circondariale Capodimonte della città, con cui hanno condiviso il progetto "Dentro".

Ad idearlo la docente di inglese, Sonia Caputo, con una precedente esperienza di docenza nella scuola in carcere di quell'istituto penitenziario. Un percorso educativo per gli studenti e per i detenuti sulla condizione esistenziale oltre le sbarre. A fare da guida la lettura di passi del De profundis e de La ballata del carcere di Reading di Oscar Wilde, in inglese per i 19 liceali e in italiano per i due gruppi di 6 donne e 6 uomini ospiti del carcere, che separatamente hanno seguito nella Casa circondariale il laboratorio della professoressa del Rummo.

Un progetto di lettura introspettiva delle due opere di Wilde, quindi, svolto parallelamente tra i banchi di scuola e presso la struttura carceraria e che si è concluso, a giugno, con un meeting tra i due gruppi che si sono posti reciproche domande. "Quando si pensa ai problemi che affliggono i reclusi si pensa immediatamente al sovraffollamento, alle strutture fatiscenti, al personale numericamente insufficiente a gestirne la conduzione", spiega la docente.

"Ma a quanti la condizione carceraria evoca la devastazione dell'anima che consegue alla carcerazione?". Il progetto di multi-reading ha, infatti, portato alunni e detenuti a interrogarsi su reciproche questioni in un processo di meta-riflessione, promosso dalla lettura guidata e dall'approfondimento dei temi della detenzione.

I ragazzi hanno chiesto se in carcere si esiste davvero o se si perde il contatto con la propria identità, se si cerca di dare un senso alla propria condanna. E poi, la possibilità di ricostruirsi una nuova vita dimenticando quella dentro le sbarre o accettandola, senza vergogna, come primo passo verso la libertà. Infine, la società, con i suoi pregiudizi, in cui, scontata la pena, potersi reinserire, senza dover essere giudicati.

Tra le metodologie didattiche applicate cooperative learning, peer education e l'innovativo service learning. Il progetto, che si inserisce nella linea educative del Miur sul Piano per la legalità, sull'educazione al rispetto e alla cittadinanza attiva, sarà replicato il prossimo anno scolastico con il coinvolgimento della storia dell'arte e la realizzazione finale di un murales sulla "rivoluzione interiore che causa la detenzione".

 

 

 

 

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