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Bari: il Centro per i rimpatri come un lager

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di Mauro Denigris

 

Corriere del Mezzogiorno, 4 dicembre 2018

 

Il Cpr di Bari Palese, come denunciato già in passato dal sindacato di polizia Coisp, è una "bomba ad orologeria". Sia dal punto di vista della sicurezza sia sotto il profilo igienico-ambientale. Sventato un tentativo di evasione, in due restano feriti. Più che un centro di permanenza per i migranti irregolari in attesa dei rimpatri sembra quasi un lager. Una prigione dalla quale i "detenuti" cercano di fuggire ad ogni occasione. Il Cpr di Bari Palese, come denunciato già in passato dal sindacato di polizia Coisp, è una "bomba ad orologeria". Sia dal punto di vista della sicurezza sia sotto il profilo igienico-ambientale.

La situazione, già difficile da tempo, sembra diventata esplosiva nelle ultime settimane, culminate con un tentativo di evasione poche notti fa. Un gruppo di cinque nigeriani, secondo quanto raccontato da una persona che lavora all'interno del centro ma preferisce conservare l'anonimato, ha aggredito due dipendenti, tra cui una donna, riuscendo a sottrarre le chiavi di alcuni moduli e cercando di liberare altri migranti. Solo l'intervento dei due poliziotti in turno ha evitato che il piano andasse a buon fine. I dipendenti, assunti dalla cooperativa "Badia Grande" di Trapani, avrebbero riportato ferite guaribili in una settimana, ma il caso pare non sia stato denunciato.

I disordini per evitare i rimpatri da parte dei migranti, che hanno lo status di "trattenuti o ospiti" ma di fatto sono privati della libertà personale, sono però all'ordine del giorno. Sono frequenti le minacce nei confronti dei poliziotti e degli operatori, le intemperanze, i gesti di ribellione (per esempio lo sversamento di acqua e urina nei corridoi) e persino gli atti di autolesionismo. "Il problema - denuncia il segretario provinciale del Coisp, Eustacchio Calabrese - è che la maggioranza degli ospiti rinchiusi nei moduli ha gravi problemi psichici derivati dall'abuso di sostanze stupefacenti. La struttura pare non disponga dei medicinali specifici per il trattamento della disintossicazione.

Mancano medicinali, siringhe e, in alcuni casi, a causa della mancanza di garze, i pochi addetti hanno dovuto far ricorso persino a della carta igienica per curare ferite. Tutto questo è anche umanamente inaccettabile. Inoltre, ci segnalano come non vengano garantiti pasti a sufficienza e spesso manchi l'acqua calda". Per questi motivi Calabrese ha scritto non solo alla prefettura, ente competente sui Cpr, ma anche al ministro dell'Interno Matteo Salvini. Chiedendo, se non altro, di rafforzare la presenza delle forze dell'ordine nel centro.

Al momento due agenti devono controllare circa 90 migranti. L'aspetto igienico e sanitario è, come detto, l'altra emergenza. Non a caso pochi giorni fa è stato segnalato un caso di scabbia che ha colpito una dipendente (la quale ha poi trasmesso l'infezione al marito e alla figlia). Il medico responsabile della struttura, Giuseppe Masiello, ha chiesto una disinfestazione e sanificazione degli ambienti, degli indumenti e dei materassi, oltre che di sottoporre a profilassi i dipendenti e i migranti. Non si sa però se gli interventi siano stati effettuati. Ma la scabbia non è l'unica patologia. Non mancano i casi di epatite e altre infezioni.

Pare, del resto, che i materassi siano usati più volte, per diversi ospiti, senza essere sanificati, che gli effetti personali dei migranti siano stoccati in un magazzino umido e senza finestre che potrebbe favorire il diffondersi di virus e batteri e che il personale non utilizzi camici, guanti e mascherine per la somministrazione del cibo ma sempre lo stesso giubbino multitasche indossato anche per altre attività. Non stupisce la presenza di blatte, persino in infermeria e, in un caso, addirittura di larve di insetti all'interno dei contenitori per il latte.

Il rischio epidemia, insomma, non è affatto da escludersi. A segnalare le "gravi criticità" non solo nel Cpr di Bari ma anche nel centro analogo di Brindisi Restinco è stato del resto poco più di un mese fa anche il garante nazionale per i detenuti, Mauro Palma.

Da allora non pare sia stato fatto nulla. Anche perché la risposta del capo del Dipartimento Immigrazione, Gerarda Pantalone, fu chiara: "Il Viminale è costantemente impegnato a migliorare i Cpr e mantenere standard di vivibilità nel rispetto dei diritti della persona e della sua dignità. Ogni sforzo compiuto, con significativi oneri, viene spesso vanificato dai continui e violenti comportamenti degli ospiti in danno dei locali e degli arredi".

 

 

 



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