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Bancarotta impropria addio. Gli amministratori di società possono evitare condanne

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di Dario Ferrara

 

Italia Oggi, 13 settembre 2018

 

Il delitto è di danno e non di pericolo. Falso in bilancio ininfluente. Niente bancarotta impropria da reato societario nonostante il falso in bilancio. Gli amministratori della società poi fallita possono ancora evitare la condanna perché dopo la riforma del 2002 il delitto contestato è di danno e non di pericolo: il nesso causale con la dichiarazione d'insolvenza ne risulta elemento costitutivo e la responsabilità penale si configura soltanto se le false comunicazioni sociali hanno contribuito ad aggravare il dissesto dell'impresa.

Ed è difficile crederlo quando gli amministratori sono costretti a portare i libri in tribunale subito dopo il bilancio truccato. È quanto emerge dalla sentenza 40489/18, pubblicata il 12 settembre dalla Cassazione (V sez. pen.). Accolto il ricorso dei vertici della società fallita per colpa della capogruppo, cui era legata a doppio filo da rapporti commerciali e creditori.

Intendiamoci, il falso comunicativo c'è eccome: nel bilancio straordinario del 30 novembre il valore delle rimanenze è gonfiato tanto che nel bilancio di esercizio approvato solo un mese dopo, a fine anno, emerge una perdita di oltre 1,8 milioni di euro grazie a una valutazione più corretta che fa accertare una differenza "enorme".

Non giova dedurre che in quel momento la capogruppo potrebbe ritenersi ancora solida grazie al tentativo di salvataggio da parte di un pool di banche: dunque le rimanenze e i crediti della società satellite avrebbero rispettivamente un valore di mercato e una residua esigibilità. In realtà si tratta del disperato tentativo di dare una boccata d'ossigeno a una società decotta sperando in un recupero in extremis con nuovi creditori e commesse: recupero molto improbabile in quanto la capogruppo ha un buco da 78 milioni.

Ma attenzione: nel reato contestato la condotta deve avere "cagionato o contribuito a cagionare il dissesto" dopo che il decreto legislativo 61/2002 ha modificato il secondo comma dell'articolo 233 1.f.

E non c'è solo un vizio di motivazione nella sentenza che liquida in poche righe il nesso causale col fallimento: desta perplessità il peso del lancio truccato nell'aggravamento del dissesto laddove la falsificazione interviene a ridosso della dichiarazione di insolvenza. Parola al giudice del rinvio.

 

 

 



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