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Avvocati e magistrati uniti: la riforma della legittima difesa non piace

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di Giordana Restifo

 

Gazzetta del Sud, 17 aprile 2019

 

"Norme che attentano allo Stato di diritto"Il 28 marzo scorso, con 201 sì, 38 no e 6 astenuti, l'aula del Senato ha definitivamente approvato la riforma della legittima difesa. Il provvedimento è stato fortemente voluto dalla Lega, ma fuori dal Parlamento non è stato accolto con lo stesso entusiasmo.

Ne hanno discusso, durante l'evento "Legittima difesa, ecco cosa cambia", la dottoressa Maria Giovanna Vermiglio, giudice per le indagini preliminari al Tribunale di Messina, e gli avvocati Massimo Marchese, in rappresentanza della Camera Penale Pisani-Amendolia di Messina, Vincenzo Ciraolo e Alessandro

Vaccaro, rispettivamente presidente dell'Ordine degli avvocati di Messina e di quello di Genova. L'incontro sul tema attualissimo che coinvolge magistratura e avvocatura si è tenuto al dipartimento Cultura e Servizi dell'Ordine. Tutti i relatori sono stati molto critici rispetto al provvedimento appena introdotto. Hanno concordato all'unanimità sul fatto che sia pericoloso e inutile, dal momento che esisteva già una norma valida.

Con la riforma approvata lo scorso mese, nei casi di legittima difesa domiciliare, si considera "sempre" sussistente il rapporto di proporzionalità tra la difesa e l'offesa. Nel 2006, il legislatore aveva messo mano alla norma, introducendo due comma che prevedevano una legittima difesa domiciliare. C'era già una presunzione di proporzionalità tra offesa e difesa e, di fatto, una tutela per i domicili. Ciò che risulta con l'introduzione di queste modifiche da parte dell'attuale governo, è una sfiducia nell'operato della magistratura.

Invece, è assolutamente necessario che i magistrati valutino ciò che è accaduto caso per caso. Servendosi di indagini necessarie, di accertamenti e verifiche approfondite, e non basandosi solamente sulla testimonianza della vittima. Gli oratori erano d'accordo nell'affermare che tale riforma porterà grande confusione. Hanno, inoltre, convenuto che si tratta modifiche apportate a scopo elettorale, atte a rispondere alla pancia dei cittadini.

"Nell'immaginario comune, per l'opinione pubblica, l'aggredito ha sempre torto, subisce sempre un processo penale, e da qui l'esigenza di intervenire su una norma che, invece, ha una modestissima applicazione pratica. Sono, infatti, rarissimi i casi di legittima difesa", ha detto la dottoressa Vermiglio.

Per i relatori, l'unico aspetto positivo della normativa è quello di concedere il patrocinio gratuito, a spese dello Stato, per l'aggredito. C'è anche un altro risvolto concreto, ovvero quello che ha voluto sottolineare l'avvocato Vaccaro: "Con questa norma sono riusciti a mettere d'accordo, a unire, l'Associazione nazionale magistrati, l'avvocatura, l'Accademia forense".

L'aspetto più preoccupante è che se verrà legittimato in qualsiasi caso l'uso delle armi da parte della vittima, salterà un sistema di garanzie costituzionali a tutela di tutti cittadini, a prescindere dall'aggredito e dall'aggressore. Alessandro Vaccaro a tal proposito ha detto: "Si pensa che ciascuno in casa propria possa sparare, ma non è vero. Non può passare il messaggio che ognuno si deve tutelare da solo, è pericoloso per il cittadino.

Non ci dev'essere sfiducia nei confronti delle istituzioni. Sono per la tutela dei cittadini ma non per il Far West. Non potevano codificare il Far West e hanno preso in giro la gente. Ma non basta introdurre un avverbio (riferimento al "sempre") per modificare il senso di una norma". Infine, ha concluso l'avvocato Marchese: "Con tale riforma si innescano pericolosi automatismi. Il concetto della "giustizia fai da te" non deve passare, perché implica la sconfitta dello Stato di diritto".

 

 

 

 

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