Mercoledì 20 Giugno 2018
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Avviso di garanzia, ecco perché va tenuto segreto

PDF Stampa
Condividi

di Guido Salvini (Magistrato)

 

Il Dubbio, 6 aprile 2017

 

Bisogna cercare di essere un po' meno, come hanno scritto l'on. Violante e il prof. Fiandaca, una "società giudiziaria", quella che i greci chiamavano "critocrazia", il governo dei giudici.
L'esistenza di una informazione di garanzia non dovrebbe essere pubblicata almeno sino a quando l'indagato non abbia avuto la possibilità di difendersi, ad esempio con un interrogatorio. E non si obietti che questo divieto sarebbe un attacco alla libertà di stampa. L'Unione delle Camere Penali ha indetto a metà di aprile una seconda settimana di astensione dalle udienze per protestare contro le inadempienze e le proposte del Governo in tema di processo penale giudicate una controriforma.
Non posso dire di essere d'accordo con tutti gli argomenti dell'organismo degli avvocati. Ad esempio alla fine si dovrà accettare un alleggerimento del secondo grado di giudizio, ma è certo che gli avvocati indicano alcune gravi patologie che rischiano anche di diventare invasive. Mi riferisco ad esempio alla proposta di aumentare i casi di udienze in videoconferenza. Se così dovesse avvenire, con l'intento di un risparmio economico in realtà assai dubbio, molti processi perderebbero di consistenza, diventerebbero processi a fantasmi rappresentati da sbiadite immagini e in qualche momento da una voce, con un impoverimento netto della possibilità per i giudici di comprendere le ragioni, la sincerità o meno, le incertezze di chi hanno di fronte o, meglio, di chi non hanno di fronte.
Tra i temi più sensibili restano quelli dell'informazione di garanzia, intrecciato soprattutto alle sue conseguenze mediatiche e politiche, e quello della prescrizione e della durata dei processi. Proviamo a parlarne ancora una volta, non dimenticando che sono anche temi tra loro connessi. L'informazione di garanzia è un istituto subdolo. Dovrebbe, lo dice il nome, garantire l'indagato mentre in concreto l'unica cosa che garantisce è la sua immediata esposizione sulla stampa, spesso prima ancora che egli possa conoscere la consistenza dell'accusa e spesso anche prima che ne conosca la stessa esistenza.
Senza parlare, per non essere sospettati di prendere le difese di soggetti ritenuti privilegiati indifendibili, delle informazioni di garanzia nei confronti di politici e amministratori, basti pensare al caso di Ilaria Capua. La ricercatrice, una cittadina normale quindi, ha appreso un giorno dalla copertina de L'Espresso di essere accusata di reati infamanti, il traffico di virus e aver provocato il pericolo di epidemie. Gettata nel tritacarne della comunicazione di massa prima ancora di potersi difendere, anni dopo, troppo tempo dopo, è stata liberata dalle gravi accuse, esito che certo non risarcisce gli enormi danni recati alla sua vita e alla sua professione.
Casi simili non devono più succedere. I giornalisti non possono essere ricettatori di notizie riservate. L'esistenza di una informazione di garanzia non dovrebbe essere pubblicata almeno sino a quando l'indagato non abbia avuto la possibilità di difendersi, ad esempio con un interrogatorio. E non si obietti che un divieto almeno iniziale di pubblicazione sarebbe un attacco alla libertà di stampa. Già oggi in base al Codice di procedura penale i Pubblici Ministeri possono secretare le iscrizioni nel registro notizie di reato di chiunque per tre mesi e secretare e disporre il divieto di pubblicazione di qualsiasi atto di indagine qualora lo ritengano necessario. Sarebbe quindi, in favore dell'indagato, una limitazione del tutto speculare a quelle che già possono imporre le autorità inquirenti.
Non meno incivile è l'immediata pubblicazione di conversazioni intercettate che si prestano, per loro natura, ad una pluralità di interpretazioni, pubblicazione istantanea prima ancora che l'indagato posso fornire la sua spiegazione del significato di quelle parole. Mi riferisco, tra i casi più recenti e senza ovviamente entrare nel merito delle indagini, al caso del chirurgo ortopedico di Milano indicato senza esitazione dalla stampa, sulla base di brani di conversazioni, come responsabile di rompere volontariamente femori alle vecchiette.
Sugli effetti anche politici dell'informazione di garanzia sono poi d'accordo con quanto espresso più volte dall'ex- Procuratore di Venezia Carlo Nordio. Bisognerebbe fare un passo indietro. L'avviso di garanzia deve restare un atto "politicamente neutro": troppe archiviazioni e troppi proscioglimenti sono seguiti ad indagini partite con grande clamore e con effetti tali da incidere sensibilmente su scenari politici e amministrativi. Bisogna cercare di essere un po' meno, come hanno scritto l'on. Violante e il prof. Fiandaca, una "società giudiziaria", quella che i greci chiamavano Critocrazia, il governo dei Giudici.
Tutto questo, la distorsione di un istituto che dovrebbe essere a tutela dell'indagato, provocherebbe danni più contenuti se i processi si celebrassero nel giro di breve tempo e alcune archiviazioni e proscioglimenti, seguiti da semplici e quasi invisibili trafiletti in cronaca, non divenissero inutili e quasi superflui quando il processo con i suoi effetti anticipati ha già stritolato per anni la vita di una persona. I processi dovrebbero essere rapidi ma così non è. Le proposte finali del Governo aumentano di tre anni i termini di prescrizione. Il che non è poco, e forse era inevitabile, c'era addirittura qualcuno che proponeva la scomparsa della prescrizione dopo il primo grado di giudizio teorizzando così il processo infinito.
Ma ciò non deve far perdere di vista il fatto che accanto all'istituto della prescrizione c'è anche il principio della ragionevole durata del processo e che, almeno di norma e salvo casi eccezionali, i processi penali dovrebbero concludersi, nell'interesse dell'imputato e anche delle persone offese e di tutti coloro che ne sono coinvolti di riflesso, in un tempo molto minore di 8 - 10 anni come troppo spesso avviene.
Una sentenza per un reato ordinario emessa distanza di 10 anni può essere esatta, condannare il colpevole o assolvere l'innocente, ma non è mai giusta. Bussa alla porta di un'altra persona, una persona diversa che spesso si è messa ormai alle spalle quella fase della vita e spesso è eseguita per fatti che hanno perso ogni consistenza e significato. È se tale mutamento non vi è stato comunque una sentenza così tardiva non è in grado di esplicare nemmeno alcuna efficacia dissuasiva e preventiva. Molti magistrati prendono atto nelle udienze con un moto quasi di disappunto e di fastidio delle dichiarazioni degli avvocati di adesione all'astensione. Sarebbe meglio almeno sospendere il giudizio e riflettere un momento sulle molte distorsioni, moltiplicate spesso da una stampa maleducata e subalterna, cui anche noi spesso contribuiamo esenti da critiche perché posti su un gradino che ci sembra più alto.

 

 

 

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it