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Aversa (Ce): l'ultimo giallo di Jridi, il suo suicidio in carcere

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di Teresa Palmese

 

Metropolis, 5 febbraio 2019

 

Nessuno reclama il corpo dell'algerino. Attesa l'autopsia. Un anno fa si lanciò con l'auto sul sagrato di Pompei. Il corpo di Jridi Othman è da quarantottore nell'obitorio del cimitero di Castellammare di Stabia. La Procura ha disposto l'autopsia sul corpo del 22enne algerino impiccatosi nella cella del carcere di Aversa, dove era detenuto dallo scorso marzo per essere piombato a bordo di un'auto rubata sul sagrato di Pompei "evocando attentati terroristici".

Un mistero che s'infittisce a poche ore dal suicidio e che desta nuovi sospetti tra gli inquirenti che soltanto pochi mesi fa hanno ricostruito il profilo di un giovane dai caratteri inquietanti. Non un militante dell'Isis, sia Chiaro, ma comunque un fanatico di Allah. Un giovane che avrebbe potuto provocare una strage ai piedi del Santuario di Piazza Bartolo Longo, fermato soltanto dalle poche fioriere e dall'intervento immediato dei vigili urbani che coordinavano i lavori di smontaggio del palco allestito per la via Crucis,

Un'incursione ripresa dalle telecamere di video-sorveglianza rivista e rivista dagli investigatori che tuttora intendono fare luce sul caso. Perché Jridi Othman ha deciso di togliersi la vita? Cosa si nasconde dietro l'estremo gesto del giovane? Un animo tormentato o un ulteriore legame ad Allah? Sono solo alcuni degli interrogativi degli inquirenti che indagano sul caso e che potrebbero in parte venire fuori dall'autopsia.

C'è da accertare la causa del decesso e soprattutto se sul corpo del giovane vi siano altri segni di violenza. Un corpo che fino a ieri non e stato reclamato dai suoi familiari. E se non dovessero essere allacciati dei contatti coi parenti di Jridi Othman, la sua salma potrebbe essere addirittura seppellita a Castellammare.

Il caso all'Antiterrorismo - Il folle gesto compiuto dall'algerino il 26 marzo 2018 nella citta simbolo della cristianità Fini sotto la lente d'ingrandimento dell'Antiterrorismo, C'erano troppi elementi che insospettivano e che alimentavano il timore che il ragazzo potessero essere un fan o, peggio ancora, un militante dell'Isis. Emersero un paio di retroscena inquietanti: durante l'udienza di convalida dell'arresto al Tribunale di Torre Annunziata, Othman dichiarò di aver agito dopo aver assunto farmaci e droga, così da "sentirsi più vicino ad Allah".

Tanto da recitare dinanzi al giudice monocratico Fernanda Iannone e al difensore d'ufficio brani del Corano e alcune litanie in arabo. Una di queste era dedicata proprio ad Allah. Fortunatamente, la preghiera era nota pure al magistrato, già alla Corte di Giustizia di Strasburgo alla divisione Antiterrorismo. Che a quel punto capì che dinanzi a lei non c'era proprio uno sprovveduto. Il ragazzo, che era imputato per il furto della macchina e le false generalità fornite ai carabinieri dopo l'arresto (un reato già commesso un anno prima a Cagliari), incassò una condanna di due anni e sei mesi.

L'incursione sospetta - Nell'ordinanza con cui il giudice Iannone dispose la custodia cautelare in carcere di Othman si parlava soprattutto del video dell'incursione. Secondo il magistrato, il filmato rendeva "evidente l'estrema pericolosità della condotta" del giovane "che per le modalità, il luogo, la personalità e le condizioni psico-fisiche". Faceva pensare al peggio.

Ovvero, a comportamenti che evocavano "episodi di attentati terroristici". La Procura distrettuale Antimafia di Napoli fu così messa al corrente della situazione, indagando a fondo per chiarire chi fosse per davvero Othman e quali contatti avesse eventualmente allacciato negli ultimi tempi. Tre i grandi sospetti degli investigatori.

Primo: il modus operandi. L'invasione avvenne a Pompei, simbolo della cristianità in Italia, in una zona pedonale con una folle corsa terminata in piazza Bartolo Longo, luogo frequentato da migliaia di turisti e pellegrini e dove poche ore prima si era conclusa la via Crucis.

Secondo: la personalità dell'arrestato, Si trattava di un ragazzo di origini algerine, irregolare in Italia, già espulso dalla Francia. Terzo: le condizioni psico-fisiche. Per sua stessa ammissione, Othman si era imbottito di droga e sostanze psicotrope e agì nel giro di un paio di ore. Il furto dell'auto avvenne a Terzigno alle 14 e alle 16 in punto l'uomo Fece Irruzione in piazza inseguito da carabinieri e vigili urbani. Un piano studiato, Forse una prova generale, Othman tentò pure di fornire false generalità dicendo di chiamarsi Djred Othman e di avere appena 18 anni.

 

 

 

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