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Aste online, truffa per chi vende a prezzi bassi merce che non ha

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di Francesco Machina Grifeo

 

Il Sole 24 Ore, 17 luglio 2017

 

Tribunale di Frosinone - Sezione 2 - Sentenza 4 aprile 2017 n. 576. Scatta il reato di truffa per chi metta in vendita su di un sito di aste online un prodotto - in questo caso un I-Phone 5 - ad un prezzo allettante, di cui non ha la disponibilità. Il Tribunale di Frosinone, con la sentenza 4 aprile 2017 n. 576, affrontando l'ennesimo caso di frode informatica, ha cosi condannato l'imputato-banditore a 4mesi di reclusione, e 34 euro di multa, concedendogli tuttavia la sospensione della pena all'esito di un giudizio prognostico positivo.
La parte lesa ha affermato di essersi aggiudicato lo smartphone a seguito della partecipazione ad una asta su internet creata da un utente che utilizzava un nickname, "al fine di tenere nascosta la propria identità". Inoltre, che l'utente in più occasioni l'aveva rassicurato "in ordine alla bontà dell'affare e alla "prossima" spedizione della merce acquistata".
Dopo l'aggiudicazione il banditore, tramite posta elettronica, gli aveva comunicatogli gli estremi di un conto corrente per il bonifico. E l'aggiudicatario nello stesso giorno aveva versato il prezzo pari a 444 euro. A distanza di 48 ore però gli era arrivata una email con cui gli veniva comunicato che l'utente si era cancellato, mente il telefono non era mai arrivato. A questo punto aveva sporto querela, e tramite il sito internet aveva verificato che l'Iban era associato ad una carta superflash prepagata intestata all'imputato, come provato dalla carta di identità allegata al documento per l'attivazione della carta.
Nel delitto di truffa, ricorda la decisione, "la frode è attuata mediante la simulazione di circostanze e di condizioni non vere, artificiosamente create per indurre altri in errore". Più in particolare, nella truffa contrattuale "l'elemento che imprime al fatto dell'inadempienza il carattere di reato è costituito dal dolo iniziale che, influendo sulla volontà negoziale di uno dei due contraenti - determinandolo alla stipulazione del contratto in virtù di artifici e raggiri e, quindi, falsandone il processo volitivo - rivela nel contratto la sua intima natura di finalità ingannatoria" (n. 37859/2010).
Inoltre, prosegue la decisione, "anche il silenzio, maliziosamente serbato su alcune circostanze rilevanti sotto il profilo sinallagmatico da parte di colui che abbia il dovere di farle conoscere, integra l'elemento oggettivo del raggiro, idoneo a determinare il soggetto passivo a prestare un consenso che altrimenti avrebbe negato" (n. 39905/2005). E "l'idoneità dell'artificio e del raggiro deve essere valutata in concreto, ossia con riferimento diretto alla particolare situazione in cui è avvenuto il fatto ed alle modalità esecutive dello stesso".
Essa "non è perciò esclusa dall'esistenza di preventivi controlli, né dalla scarsa diligenza della persona offesa nell'eseguirli, quando, in concreto, esista un artificio o un raggiro posto in essere dall'agente e si accerti che tra di esso e l'errore in cui la parte offesa è caduta sussista un preciso nesso di causalità" (n. 11441/1999).

 

 

 

 

 

 

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