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Appello del Papa per la pace: "La religione rinunci alle armi"

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di Paolo Rodari

 

La Repubblica, 5 febbraio 2019

 

Negli Emirati Arabi Uniti Francesco parla contro il terrorismo e ogni forma di violenza. "Le conseguenze sono davanti ai nostri occhi: pensiamo a Yemen, Siria, Iraq e Libia".

Il sole tramonta dietro la skyline di Abu Dhabi, l'opulenta capitale degli Emirati Arabi Uniti elevata ad area di design architettonico all'ultimo grido, quando Mohammed bin Rashid Al Maktum, premier del Paese, sale sul palco del Founder's Memorial tenendo sotto braccio Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad al-Tayeb, massima autorità spirituale del mondo sunnita.

Nonostante le critiche di Amnesty International circa il rischio che gli Emirati usino della visita del Papa per mostrarsi Paese tollerante malgrado le repressioni siano sempre in corso, i tre, insieme ai circa 700 leader religiosi presenti (rabbini, Imam, cardinali e vescovi), fanno fronte comune sancendo una dichiarazione che proprio di libertà religiosa, tolleranza, rispetto dei diritti umani e lotta al terrorismo parla: "La libertà è un diritto di ogni persona", dice Francesco. Che chiede libertà di culto, e dichiara che "terrorismo e violenza negano la religione di Dio". E ancora: "Senza libertà non si è più figli della famiglia umana, ma schiavi".

Primo vescovo di Roma nella penisola araba, Bergoglio chiede, nel Paese musulmano dove le minoranze religiose coesistono ma senza poter favorire le conversioni, che sia garantita a tutti la libertà religiosa e che si contrasti nel contempo ogni forma di appoggio a violenza e guerra. E ricordando, insieme, che "non si può proclamare la fratellanza e poi agire in senso opposto". Un messaggio, quest'ultimo, che indirettamente tocca il conflitto yemenita nel quale gli Emirati sono implicati in quanto partner della coalizione guidata dall'Arabia Saudita che combatte contro il movimento armato degli Houthi attaccando indiscriminatamente i civili.

Anche se nulla trapela in merito, non è inverosimile che anche di questo si sia accennato, poche ore prima rispetto all'arrivo al Founder's Memorial, nell'incontro di Francesco con il Muslim Council of Elders nella Gran moschea dello Sceicco Zayed. Un meeting di trenta minuti "durato più del previsto", dice il cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, sostenendo che il prolungamento "è un buon segno".

Fra i leader religiosi presenti al Founder's Memorial c'è anche il neo cardinale pachistano Joseph Coutts, dal 2012 arcivescovo metropolita di Karachi, che sottolinea il salto in avanti del Papa: "Più che di dialogo - dice - Francesco parla di fratellanza, che è un qualcosa di più. Certo, non tutti i Paesi sono aperti come gli Emirati, ma si comincia sempre da uno per arrivare a tutti". In un incontro che ricorda molto lo spirito che anima i raduni per la pace promossi dalla Comunità di Sant'Egidio, anche gli altri leader presenti concordano sul fatto che la soluzione ai conflitti non risiede in altro che nella fratellanza, una convivenza pacifica che va oltre ogni violenza "religiosamente giustificata".

Nemico della fratellanza, infatti, "è l'individualismo, che si traduce nella volontà di affermare sé stessi e il proprio gruppo sopra gli altri", dice il Papa. Come Giovanni Paolo II che nel 2001 entrò nella moschea degli Ommayadi di Damasco, primo Pontefice cattolico a mettere piede in un luogo di culto musulmano, per chiedere il rispetto dei diritti di tutti come base per vivere nella pace, così anche Francesco, soffermandosi un istante per soppesare le proprie parole, richiama a un compito "non più rimandabile" per ogni religione, e cioè contribuire attivamente "a smilitarizzare il cuore dell'uomo".

"La corsa agli armamenti - dice - l'estensione delle proprie zone di influenza, le politiche aggressive a discapito degli altri non porteranno mai stabilità. La guerra non sa creare altro che miseria, le armi nient'altro che morte!". "Le conseguenze sono davanti ai nostri occhi: pensiamo a Yemen, Siria, Iraq e Libia". "Costruiamo insieme l'avvenire o non ci sarà futuro", conclude Papa Bergoglio.

 

 

 

 

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