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Aosta: qualche telefonata in più, lavoro e cure, così è stata spenta la rivolta nel carcere

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di Andrea Chatrian

 

La Stampa, 6 gennaio 2018

 

Gli agenti, in tenuta anti sommossa, per ore sono stati pronti a usare la forza per riprendere il controllo della sezione A del 2° piano del carcere di Brissogne dopo che una quindicina di detenuti giovedì mattina per protesta aveva bloccato i cancelli d'ingresso fondendo plastica nelle serrature. Ma, alla fine di una giornata nervosa che avrebbe potuto prendere una brutta piega, non c'è stato bisogno di fare irruzione: la trattativa condotta da Giorgio Leggieri, direttore del carcere di Saluzzo ed ex responsabile di Brissogne, è andata bene. A incendiare gli animi era stata la protesta di un detenuto magrebino che aveva chiesto e ottenuto dal giudice - come alternativa a una pena detentiva leggera - di essere espulso dall'Italia per tornare dalla madre in fin di vita. Non vedendo sbloccarsi la situazione, ha dato di matto.

"In carriera - racconta Leggieri - ho visto situazioni più crude. Non ci sono stati danneggiamenti, violenza o aggressioni. Certo, poteva degenerare e il personale ha dato prova di grande prontezza nel saper smorzare la tensione". Non appena arrivato da Saluzzo, Leggieri assieme a un sovrintendente dell'Ufficio immigrazione della questura ha parlato con chi aveva scatenato la rivolta. "Quando ha avuto rassicurazioni si è calmato. A quel punto anche gli altri detenuti (la sezione ne ospita 36, ndr), che comunque erano indifferenti o poco interessati, hanno voluto parlare delle loro situazioni. E io li ho ascoltati tutti".

In particolare hanno chiesto la possibilità di fare qualche telefonata in più ai parenti all'estero, di lavorare in carcere ("lavoro c'è ma non per tutti" dice Leggieri) e un migliore servizio sanitario. "Si tratta di detenuti in condizione di povertà assoluta e stranieri - dice il direttore - che vengono mandati a Brissogne dalle carceri metropolitane. Si sono sfogati".

Tutte le istanze saranno sottoposte alla direzione, che prenderà anche provvedimenti amministrativi per punire i rivoltosi. Una relazione sull'accaduto è stata inviata alla Procura. "I periodi festivi - dice ancora Leggieri - sono i più "caldi" perché i detenuti, soprattutto se poveri e stranieri, patiscono un maggior senso di abbandono".

 

 

 



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