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Accesso abusivo al sistema informatico se l'abilitato non rispetta i limiti fissati dal titolare

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di Giuseppe Amato


Il Sole 24 Ore, 1 maggio 2017

 

Corte di cassazione - Sezione V penale - Sentenza 24 marzo 2017 n. 14546. Ai fini della configurabilità del delitto di accesso abusivo a un sistema informatico, da parte di colui che, pur essendo abilitato, acceda o si mantenga in un sistema informatico o telematico protetto, violando le condizioni e i limiti risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema per delimitarne oggettivamente l'accesso, è necessario verificare se il soggetto, ove normalmente abilitato ad accedere nel sistema, vi si sia introdotto o mantenuto appunto rispettando o meno le prescrizioni costituenti il presupposto legittimante la sua attività, giacché il dominus può apprestare le regole che ritenga più opportune per disciplinare l'accesso e le conseguenti modalità operative, potendo rientrare tra tali regole, ad esempio, anche il divieto di mantenersi all'interno del sistema copiando un file o inviandolo a mezzo di posta elettronica, incombenza questa che non si esaurisce nella mera pressione di un tasto ma è piuttosto caratterizzata da una apprezzabile dimensione cronologica. Lo ha deciso la Cassazione con la sentenza della quinta sezione penale 24 marzo 2017 n. 14546.
La decisione si ricollega alla sentenza 27 ottobre 2011, Casani e altri, con la quale le sezioni Unite sono intervenute sull'ambito di operatività della norma fondamentale di tutela del domicilio informatico: l'articolo 615-ter del Cp, che punisce l'accesso abusivo a un sistema informatico o telematico, sanzionando la condotta di chi abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo. Secondo il ragionamento delle sezioni Unite, il reato non sussiste allorquando il soggetto accede o permane nel sistema rispettando i limiti dell'autorizzazione rilasciatagli dal titolare del sistema. Il reato sussiste, invece, se e in quanto il soggetto, pur astrattamente autorizzato ad accedere o a permanere nel sistema, lo fa violando i limiti risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema ovvero lo fa ponendo in essere operazioni ontologicamente diverse da quelle autorizzate.
Qui la Corte ha inteso precisare che compete al dominus, ossia al titolare del sistema, stabilire le prescrizioni e le limitazioni cui devono sottostare i soggetti autorizzati, ben potendosi verificare che nell'ambito di una determinata azienda vengano poste regole di accesso e mantenimento nel sistema che il management di un'altra società consideri invece del tutto irrilevanti: cosicché, la violazione penalmente rilevante potrebbe verificarsi anche nel caso della mera copiatura di un file e/o dell'inoltro di questo a mezzo di posta elettronica, laddove tali limitazioni operative siano state poste nello specifico a carico dei soggetti autorizzati.

 

 

 

 

 

 

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