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60.002 detenuti. Si trovi un'alternativa prima che le carceri diventino ingovernabili

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di Stefano Anastasia*

 

huffingtonpost.it, 6 dicembre 2018

 

Sessantamila e due detenuti. Il 30 novembre scorso, dunque, è stata varcata la soglia di sicurezza del nostro sistema penitenziario. Come nel 2006, quando fu necessario varare un provvedimento straordinario di clemenza per riportare la popolazione detenuta entro limiti accettabili. Come nel 2009, quando il Sig. Torreggiani e centinaia di detenuti ricorsero alla Corte europea dei diritti umani contro le condizioni degradanti a cui erano sottoposti a causa del sovraffollamento penitenziario, costringendo la Corte all'adozione di una sentenza-pilota e il governo italiano ad attuare una politica di riduzione delle presenze in carcere.

Sessantamila e due detenuti senza che ancora sia stata messa mano a restrizioni dei benefici penitenziari o a particolari aggravamenti di pena. I reati, peraltro, si sa, sono in stabile e costante diminuzione. Sessantamila e due detenuti, peraltro, senza che il decreto Salvini abbia ancora potuto dispiegare tutti i suoi effetti, nel senso della costrizione alla irregolarità di migliaia di stranieri, della marginalizzazione delle loro vite e, quindi, della loro criminalizzazione.

Abbiamo superato la soglia dei cento detenuti ogni centomila abitanti per il solo effetto della involuzione del dibattito pubblico in materia di sicurezza. Spiace dirlo a chi non ha piacere che le competenze si esprimano, ma noi lo sapevamo. Sapevamo che i tassi di detenzione non hanno nulla a che fare con l'andamento della criminalità e, dunque, con i pericoli reali per la incolumità delle persone. E sapevamo che la percezione della insicurezza alimentata da pulpiti istituzionali e amplificata nel sistema della comunicazione pubblica produce, invece, una chiusura guardinga del sistema penale e di polizia che, a parità di condizioni e a scanso di equivoci, arresta di più e libera di meno.

Di fronte alle nubi che si addensano all'orizzonte, dal Ministero della Giustizia giungono flebili voci, risibili quanto impraticabili, come quelle che promettono di affrontare il problema del sovraffollamento con l'incremento dei posti letto in carcere, secondo un ennesimo piano di edilizia penitenziaria che non porterà a nulla, come i precedenti. "L'è tutto sbagliato, tutto da rifare", diceva il grande Sandro Margara, citando il suo concittadino Gino Bartali. Un'occasione è stata già persa, con l'approvazione di una riforma dell'ordinamento penitenziario, da cui è stato espunto ogni riferimento alle alternative al carcere. Non molte altre ne verranno, prima che le carceri diventino ingovernabili.

*Portavoce dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Garante per le Regioni Lazio e Umbria

 

 

 



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