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Giustizia: emergenza carceri... fate presto, il tempo è finito

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di Valerio Spigarellli (Presidente Unione delle Camere Penali)

 

Il Tempo, 10 marzo 2014

 

Alla sentenza Torreggiani, pronunciata dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo, che ci dà tempo fino al 28 maggio per interrompere il trattamento disumano che riserviamo alle persone in carcere, la scorsa settimana si è aggiunto il monito del Consiglio d'Europa a trovare soluzioni adeguate a risolvere il sovraffollamento carcerario.

Questi fatti dovrebbero bastare al nostro Parlamento, sulla scorta delle indicazioni del Presidente della Repubblica, ma anche del primo Presidente della Corte di Cassazione, a trattare con serietà e coraggio una ipotesi di indulto ed amnistia ma purtroppo così non è. E la gente continua, numerosa, a morire in cella. Il dibattito che si è svolto alla Camera la scorsa settimana su questo tema ha dimostrato in maniera chiara che i molti politici, vecchi, nuovi e nuovissimi, hanno timore di affrontare il problema. Tutti invocano misure strutturali, ma il tempo sta scadendo e quelle che sono state licenziate negli ultimi due anni, fino al decreto legge del dicembre scorso, si sono rivelate inadeguate.

Le misure di clemenza spaventano prima di tutto il governo ed il partito del Presidente del Consiglio, che per bocca del responsabile giustizia ha espresso la sua contrarietà. Eppure la vastissima maggioranza che la Costituzione impone per un provvedimento del genere ci sarebbe, visto che molte altre forze politiche, dal Ncd, ai Popolari, a FI, fino a Sel, hanno aperto degli spiragli, se solo il PD desse ascolto ai suoi molti parlamentari che hanno convenuto su questa soluzione. In carcere si muore e si soffre per una condizione che i giudici europei hanno definito "disumana" perché costringe 60 mila persone a stare in luoghi che ne potrebbero contenere la metà. Se questa amara contabilità del deficit di diritto non fosse sufficiente a spiegare alla pubblica opinione perché si devono adottare questi provvedimenti, si spieghi, almeno, dove si troveranno i molti milioni di euro che dovremo pagare ai detenuti se non rispetteremo la sentenza della Cedu in tempo. Se non per amore della giustizia e per rispetto della Costituzione lo facessero almeno per tutelare l'interesse economico del Paese.

In carcere si muore e si soffre per una condizione che i giudici europei hanno definito "disumana" perché costringe 60 mila persone a stare in luoghi che ne potrebbero contenere la metà. Se questa amara contabilità del deficit di diritto non fosse sufficiente a spiegare alla pubblica opinione perché si devono adottare questi provvedimenti, si spieghi, almeno, dove si troveranno i molti milioni di euro che dovremo pagare ai detenuti se non rispetteremo la sentenza della Cedu in tempo. Se non per amore della giustizia e per rispetto della Costituzione lo facessero almeno per tutelare l'interesse economico del Paese.

 

 

 

 

 


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