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Rieti: sprecopoli tra le sbarre, struttura modello utilizzata per un terzo delle sue capacità

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Il Messaggero, 16 giugno 2010

Materia per “Striscia la notizia”. Storia da inserire nel grande libro degli sprechi italiani. Esemplificazione classica di sperpero di denaro pubblico. Vicenda da manuale dell’improvvisazione e superficialità con le quali in Italia si gestiscono le “cose pubbliche”. E l’elenco potrebbe continuare. Quando si parla del carcere di Rieti, il dizionario degli esempi in negativo non finisce mai. “Parliamo di un carcere all’avanguardia per oltre 300 detenuti, che potrebbe contribuire ad alleviare il problema del sovraffollamento nel Lazio, ma che è utilizzato a meno di un terzo delle sue capacità con 78 posti attivati e già sovraffollati da oltre 100 detenuti”, spiega il Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, che ha denunciato la situazione al provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Angelo Zaccagnino.
“La casa circondariale di Rieti sorta a Vazia, che si estende su un’area di 60mila metri quadrati - spiega ancora Marroni - ha tutte le carte in regola per essere un modello di istituto all’avanguardia visti gli spazi interni ed esterni destinati non solo ad accogliere 300 detenuti e detenute sia comuni che di alta sicurezza, ma anche idonei per attività di formazione scolastica, professionale e trattamentale”.
Questo, però, avviene solo sulla carta. Perché la realtà parla invece di ben altro. “Dell’intera struttura - aggiunge Marroni - oggi è in funzione uno solo dei due padiglioni detentivi, la cui capienza è di circa 70 posti, che ospita oltre 100 detenuti in due sezioni di due piani. I reclusi sono stipati in celle singole o doppie che contengono quattro persone ognuna, comprese sei celle di isolamento. In queste condizioni, le attività previste si svolgono nelle tre aule scelte per la didattica e in una stanza, in origine adibita ai colloqui con gli operatori, che attualmente funge anche da biblioteca visto che lo spazio per la biblioteca centrale è previsto, come altri spazi ricreativi, nel padiglione G, purtroppo inutilizzato. Nel padiglione ancora chiuso ci sono tre reparti, ognuno dei quali ospita tre sezioni suddivise in tre piani.
Il campo da calcio - aggiunge il Garante - viene usato sporadicamente. Il teatro è chiuso perché non in regola con le normative sulla sicurezza, e la palestra è sprovvista di attrezzature”. Insomma, un mezzo disastro. “Dal punto di vista sanitario poi, gli spazi degli ambulatori e la degenza non sono mai stati aperti per carenze di organico e di strumentazioni mediche. Questo - prosegue Marroni - causa continui trasferimenti verso l’ospedale di Rieti, causando destabilizzazioni tra il personale di polizia penitenziaria specializzato e quello addetto al normale controllo. La situazione del carcere di Rieti è l’emblema di come funzionano le cose nel campo della detenzione in Italia. Se solo funzionasse a pieno regime, le cose nel Lazio andrebbero meglio dal punto di vista del sovraffollamento e della qualità della vita in carcere. Invece, la carenza di agenti di polizia penitenziaria e di fondi fa si che una struttura modello debba funzionare a un terzo delle sue potenzialità”.

A pieno regime può ospitare 257 detenuti

Partito male da subito. A novembre, quando è entrato in funzione, si disse che al massimo all’inizio del 2010 avrebbe raggiunto il tutto esaurito, che poi sarebbero i 257 posti previsti dalla capienza ufficiale. Siamo invece arrivati a metà del 2010 e il carcere è ancora utilizzato solo per un terzo della sua capienza. Si diceva, in particolare, che a Vazia sarebbero arrivati almeno trenta reclusi provenienti da Sollicciano, carcere toscano che ospita spesso personaggi arrestati per reati di terrorismo e mafia. Soggetti ad alta pericolosità che nel nuovo carcere sarebbero stati sistemati in un’apposita sezione. Non è un mistero che il nuovo penitenziario realizzato in un’area dove per anni hanno prolificato cave per l’estrazione di inerti, era visto come una valvola di sfogo per altri carceri dove il sovraffollamento sta ingenerando da tempo proteste e rivolte (per ora pacifiche) da parte della popolazione carceraria.
È triplicato invece il numero degli agenti di custodia rispetto all’organico in servizio a Santa Scolastica. E tra essi ci sono anche diversi reatini che prima erano impiegati altrove. Da sottolineare che quella del carcere è la seconda grande opera pubblica (dopo l’ospedale De Lellis) completamente finanziata dallo Stato a Rieti.
 

 

 

 

 


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