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Livorno: la “Caciuk Orchestra multietnica” porta il ritmo della musica dietro le sbarre del carcere

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Il Tirreno, 16 giugno 2010

L’atmosfera è quella di una tradizionale festa di inizio estate: musica, balli e allegria. Il luogo, però, è poco convenzionale. Le porte del carcere Le Sughere si sono aperte a musicisti e ballerine, che hanno allietato la giornata di alcuni detenuti. La Caciuk Orchestra multietnica, un progetto di Arci Livorno, ha portato il suo ritmo trascinante proprio tra le celle della sezione maschile e femminile. Un’esibizione movimentata e calorosa quella dei 16 componenti della band, che è stata particolarmente apprezzata dagli ospiti della casa circondariale.
Molti si sono abbandonati alla danza tra le maglie gialle e verdi dei musicisti, e persino i più timidi non hanno potuto evitare di battere il tempo con il piede. Uno spettacolo trascinante, al punto che i più vivaci fra i detenuti hanno coinvolto uno dei percussionisti dell’orchestra nel loro ballo. Dopo l’introduzione musicale c’è stato lo spettacolo di danza del ventre di un gruppo di quattro ballerine, che hanno offerto a detenuti e personale carcerario un assaggio di danza orientale. La tipologia di spettacoli di carattere etnico è stata scelta anche sulla base dell’etnia degli ospiti delle Sughere, di cui circa la metà è di nazionalità straniera. Un momento di divertimento, cultura e socialità, quindi, in un luogo non convenzionale. Uno di quei posti che normalmente si tengono fuori dal pensiero, come se non esistessero, con l’idea che gli ospiti di quella struttura malmessa in periferia meritano di stare lì. Senza considerare che, al di là degli errori personali che stanno scontando, sono anch’essi persone.
Ventenni con jeans stretti e t-shirt all’ultima moda, che si lasciano andare al ritmo dei bonghi che evocano ricordi della propria patria lontana, o ragazzi un po’ più adulti che si abbandonano abbracciati alla melodia di un sax e sorridono agli obiettivi dei fotografi venuti da “fuori”. Per un pomeriggio, fuori dalle celle sovraffollate, tutti sono stati uguali: detenuti, poliziotti in divisa, musicisti, giornalisti, ballerine. Tutti a festeggiare l’inizio dell’estate e a riflettere che, quelle dietro le sbarre, sono comunque persone.
 

 

 

 

 


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