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Libri: “Rubare ai ricchi non è peccato”, di Vincenzo Pipino

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Nuova Venezia, 28 giugno 2010

“Rubare ai ricchi non è peccato”, così si intitola il libro che il ladro veneziano Vincenzo Pipino ha scritto e che, stando ai librai lagunari, sta vendendo. A dargli l’idea di scriverlo è stato Toni Negri, il professore padovano che ora abita a Venezia, e che ieri con lui ha presentato il volume alla libreria Mondadori. “Sono noto come cattivo maestro - ha attaccato il professore che così per un decennio è stato indicato dai giornali perché accusato di aver cresciuto una generazioni di terroristi - e adesso lo sono diventato anche per Pipino. Io sono rimasto affascinato dal personaggio. Più che dal ladro, dal veneziano”. I due sono diventati amici nel carcere di Rebibbia nel 1997-98: per Pipino uno dei numerosi soggiorni in gattabuia (ha passato 26 anni in cella e non solo in Italia, ma pure in Svizzera, in Germania, in Francia), per Negri a causa della condanna per l’indagine del “7 aprile”.
E ieri, Pipino ha raccontato alcuni dei sui furti d’arte a Venezia, oltre a ribadire che lui e i suoi amici ladri non hanno mai usato violenza nella loro carriera criminale: “Anzi, se ci accorgevamo che in casa c’era il derubato prendevamo più paura di lui e scappavamo”. Ha spiegato come e perché si è infilato a palazzo Ducale per commettere l’unico furto riuscito nella storia all’interno del palazzo dei dogi.
“Avevo saputo che Felice Maniero voleva compiere una rapina al museo di Cà Rezzonico per portare via opere d’arte da restituire in cambio di favori da parte delle autorità, chissà cosa sarebbe successo” ha affermato. “Allora - ha proseguito - mi sono proposto e ho detto che avrei fatto io il colpo, ma a palazzo Ducale e che poi avrei consegnato il quadro a Maniero. Così, una sera mi sono fatto chiudere dentro, mi sono nascosto in una delle celle delle Prigioni e poi sono uscito con il quadro”.
Pipino, poi, ha raccontato di quello che nei lunghi anni di carcere ha imparato, studiando codici e leggi e aiutando molti detenuti: “Ormai, le carceri sono diventate delle discariche sociali, la situazione è disperata, oltre alla liberà i detenuti hanno perso la dignità, i suicidi aumentano”. Negri poi ha spiegato perché gli è piaciuto il personaggio e pure il libro: “Sono rimasto affascinato dalla persona, dai suoi racconti sul cielo e i copi di Venezia, dalla sua saggezza nel guardarsi, una sapienza storica. Mi piace il suo racconto quando spiega che i ricchi non meritano lo splendore della città: nei palazzi ci sono quadri con la polvere, pochi li guardano e sembra che le stesse opere desiderino andarsene”. A fine presentazione tutti ai Cacciatori della Giudecca, cena offerta.
 

 

 

 

 


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