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Giustizia: Sappe; dopo suicidio a Catania rivedere regolamento sull’uso delle bombolette a gas

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Adnkronos, 16 giugno 2010

“L’ennesimo suicidio di un detenuto, questa volta a Catania, dopo aver inalato il gas della bomboletta che tutti i reclusi legittimamente detengono per cucinarsi e riscaldarsi cibi e bevande, come prevede il regolamento penitenziario, impone di rivedere la possibilità che i ristretti continuino a mantenere questi oggetti nelle celle”. Lo denuncia il Sappe che spiega come “ogni detenuto può disporre di queste bombolette di gas, che però spesso servono o come oggetto atto ad offendere contro i poliziotti o come veicolo suicidario. Riteniamo che sia giunto il momento di rivedere il regolamento penitenziario, al fine di vietare l’uso delle bombolette di gas, visto che l’Amministrazione fornisce comunque il vitto a tutti i detenuti”.
Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, commenta questo fenomeno alla luce della notizia di un nuovo suicidio in carcere a Catania Bicocca. “Il modo in cui è morto il detenuto del carcere di Catania Bicocca, analogo a quello posto in essere qualche settimana fa nel penitenziario di Reggio Emilia da un altro detenuto suicida - aggiunge - ricorda quello di un altro ristretto morto nel carcere di Pavia qualche anno fa; episodio per cui l’Amministrazione penitenziaria fu condannata a risarcire i familiari con 150.000 euro. Riteniamo che sia giunto il momento di rivedere il regolamento penitenziario, al fine di vietare l’uso delle bombolette di gas, visto che l’Amministrazione assicura il vitto a tutti i detenuti”.
Il sindacalista conclude che “indubbiamente la carenza di personale di Polizia Penitenziaria, che è quello che sta nella prima linea delle sezioni con i detenuti 24 ore al giorno, e di figure professionali specializzate nonché il costante sovraffollamento delle carceri italiani sono due temi che si dibattono da tempo e sono concause di questi tragici episodi. A Catania Bicocca il 31 maggio scorso era ristretti 270 detenuti a fronte di 164 posti letto. Bisogna che sulle criticità penitenziarie si intervenga quanto prima e con estrema urgenza, per evitare l’implosione del sistema”.
 

 

 

 

 


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