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Giustizia: nuovo stop per ddl Alfano sulla detenzione domiciliare, a rischio la sede legislativa

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Ansa, 16 giugno 2010

Nuovo stop alla Camera per il cosiddetto “svuota carceri”. Per il ddl Alfano, che concede i domiciliari a chi deve scontare un anno di pena, è a rischio la sede legislativa, ossia l’iter rapido senza passaggio in aula. L’ipotesi di una corsia preferenziale del testo era stata caldeggiata dalla quasi totalità dei gruppi in commissione Giustizia (hanno detto sì i quattro quinti), tant’è che il 17 maggio scorso il provvedimento era stato espunto dal calendario d’aula su richiesta della presidente della commissione, Giulia Bongiorno, dopo un accordo tra maggioranza e opposizione.
Ma oggi, spiega la capogruppo del Pd in Giustizia, Donatella Ferranti, “il governo non ha fatto pervenire il suo orientamento sull’ipotesi legislativa, nonostante sia già stato sollecitato a esprimersi”. Inoltre, “la commissione Bilancio - continua Ferranti - non ha risposto alla richiesta, fatta da tutta la nostra commissione, di rivedere il parere negativo sull’assunzione di nuovi agenti di polizia e carabinieri e sulla previsione di rinviare il taglio del 10 per cento del personale civile dell’amministrazione penitenziaria”.
Per la commissione Bilancio della Camera, quindi, per ora il ddl “svuota - carceri”, così come modificato dopo una trattativa tra il guardasigilli Alfano e il ministro dell’Interno Maroni, non ha la necessaria copertura economica. Su pressione della Lega, inoltre, era stata stralciata la parte della messa in prova ed è stato introdotto uno stop all’automaticità della concessione dei domiciliari, con l’introduzione del ‘filtrò del giudice, che valuta caso per caso.
La commissione Giustizia, visto lo stallo provocato dal parere negativo della Bilancio sul ddl domiciliari, giovedì scorso aveva chiesto di rivedere quel giudizio. Ma ad ora, sottolinea Ferranti, “nessun segnale è arrivato dalla V commissione. Stando così le cose - conclude - domani ci rivedremo in sede referente per capire come procedere. Se non si sono le condizioni per la legislativa, il testo allora va calendarizzato in aula”.
Per il governo, il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, spiega che “per dire sì alla sede legislativa è indispensabile avere un parere favorevole della commissione Bilancio”, che, a quanto si apprende, sarebbe intenzionata a chiedere la relazione tecnica al governo sui costi del provvedimento.
 

 

 

 

 


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