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Giustizia: De Santis in manette crea scandalo, la stessa indignazione valga per tutti i detenuti

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di Valter Vecellio

Europa, 16 giugno 2010

Sicuro che ha ragione chi protesta e si indigna per le “manette televisive” dell’ex provveditore alle opere pubbliche toscane Fabio De Santis, la mortificazione della sua immagine, lo scempio che ne è stato fatto. Ha fatto bene il garante della privacy a intervenire con tempestività ricordando che ci sono limiti al diritto - dovere di informare; e che mostrare una persona con le manette ai polsi non aggiunge e non toglie nulla all’evento che può benissimo essere raccontato senza far uso della “gogna”. Va benissimo, dunque tutto lo “scandalo” che monta. Però... c’è sempre un però; e in questo caso: basterebbe rispettare una piccolissima norma, l’articolo 114 comma 6 - bis, del codice di procedura penale.
“È vietata la pubblicazione dell’immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all’uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica, salvo che la persona vi consenta”. Senza “se” e senza “ma”, e punire chi lo viola. Anche se le persone ammanettate vengono esibite (come troppe volte, con compiaciuta disponibilità, polizia, carabinieri e guardia di finanza mostrano), non lo ha ordinato nessun dottore che queste immagini debbano poi essere mandate in onda, si obbedisca una volta per tutte a questa norma, cosicché manette e ammanettati non si vedranno più.
Si tratti di De Santis che di Totò Riina, o di Nicola, figlio di “Sandokan” Francesco Schiavone boss dei Casalesi: che, arrestato a casa sua a Casal di Principe il giorno dopo il caso di De Santis, è stato “tranquillamente” mostrato con le manette ai polsi senza che nessuno si sia indignato o scandalizzato. Se sei camorrista, o presunto tale, o figlio di boss, le manette e la sua esibizione, evidentemente, non sono lesive della dignità della persona.
E qui si viene a un “sospetto”, a un pensiero “cattivo”, a un’inquietudine; che forse non è solo un sospetto, un pensiero “cattivo”, un’inquietudine: come mai nessuno ha fiatato fino a ieri, quando non c’era telegiornale che mostrava persone ammanettate che entravano o uscivano da un commissariato, una stazione dei carabinieri, un palazzo di giustizia? Quando va bene si fa ricorso all’ipocrisia di un foglio di giornale o una giacca che copre le manette ai polsi; però, comunque e sempre, si ha ben cura di mostrare immagini e fotografie che ritraggono gli imputati al peggio di loro stessi, barbe lunghe, occhiaie, capelli arruffati, insomma: visivamente l’immagine del malvivente...
Allora, dal momento che queste storie vanno avanti da anni, mi chiedo perché il can can è scoppiato con De Santis. Comunque, ripeto, ben venga lo scandalo e l’indignazione; ma non è che sono uno scandalo e un’indignazione ad personam, vero? Se scandalo e indignazione ci devono essere, ci siano per tutti, vero?
Benissimo ricordare, come si è fatto, il caso di Enzo Carra: quella vera e propria vergogna che fu (a proposito, quelle norme che in qualche modo “legittimavano” gli “schiavettoni”, esistono ancora? Perché sarebbe il caso quantomeno di modificarle, se non le si può abolire. E la prossima volta non dimentichiamo - come invece troppe volte si fa - quell’autentico scempio, quel vero e proprio abominio che fu ed è la vicenda Enzo Tortora: ritratto da tutti giornali e le televisioni di allora con le manette ai polsi, arrestato ore prima, e fatto uscire solo dopo che fotografi e tele - cineoperatori, adeguatamente avvertiti, si erano collocati per riprendere bene la scena del “cinico spacciatore di morte” mentre veniva condotto in carcere tra due carabinieri... Ps.: per quello scempio, quell’abominio subito da Tortora, e che lo ha portato alla morte, nessuno ha pagato.
 

 

 

 

 


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