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Genova: Dario Fo a Marassi per una "lezione di libertà", inaugura il teatro del carcere

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di Wanda Valli


La Repubblica, 7 novembre 2013

 

Attore, pittore, artista di parole e di tratti, pronto a dipingere un murale contro il femminicidio nel teatro dei "liberi" e a spiegare come migliorare al massimo la sonorità, nel teatro degli altri. Quelli che recitando o anche solo diventando falegnami e carpentieri, grazie a venti borse di lavoro della Regione, hanno capito che raggiungere la città, le luci, la libertà, passa anche e molto da se stessi. Dario Fo al mattino si presenta al teatro Modena, a Sampierdarena, lo aspetta Pina Rando che, con Giorgio Gallione, prova a non far chiudere l'Archivolto.

Lei racconta di aver confidato i suoi timori per prima a Franca Rame, in primavera e poi, a settembre a Dario Fo che si è offerto: "Ti faccio un disegno così si vedrà la mia solidarietà, se ti cacceranno via lo potrai portar con te o, alla peggio, venderlo e magari i soldi ti servono per non chiudere". Il disegno è un murale su tela dedicato a Ipazia, matematica e astronoma vissuta tra il IV e il V secolo d.c. a Alessandria d'Egitto, studiosa eccelsa che viene incarcerata, condannata, e uccisa. Dario Fo riassume la storia: "i problemi legati agli astri erano tanti e complessi, le nuove dottrine facevano scalpore, così Ipazia diventa un simbolo da abbattere".

Sulla tela che è diventata muro, intanto, prende forma Ipazia con i suoi giudici, Dario Fo tratteggia il disegno, lo ritocca, lo ombreggia. Con lui, a aiutarlo sei ragazzi dell'Accademia. Lui tratteggia e spiega: "Vi offriamo il processo a questa stupenda scienziata, una donna coraggiosa, come Franca, lei si impegnava, leggeva, studiava, è stata incalzata da minacce e da violenza". Il tratteggio diventa colore, in basso c'è uno spicchio di "rosso Fo", con punte di arancio, che sfuma nell'ocra scuro, e sale sullo sfondo per diventare giallo sole.

Lui incalza i giovani, parla poco di politica. Almeno di Beppe Grillo, che lui ha pubblicamente sostenuto le scorse elezioni. A chi gli chiede se sarà in piazza con Grillo a Genova in dicembre, Fo alza le spalle e replica: "Adesso sono qui, poi avrò un incontro per una mia mostra di pittura, non so più quasi dove sono", e non aggiunge altro. Per il teatro, invece, il gran maestro della Commedia dell'Arte è pronto a spendersi: "attenzione a non perdere un teatro come questo, c'è un'indifferenza che è un progetto: distruggere la cultura".

Arriva Valdimir Luxuria con Megu Chionetti della comunità di don Gallo per un abbraccio. Nel pomeriggio il sipario si apre su un'altra scenografia. Su un gruppo di recitanti all'interno di un carcere, Marassi, dove il direttore, Salvatore Mazzeo, ha deciso che "i detenuti devono essere persone, con la loro dignità", magari con passioni da scoprire o forse da imparare.

Anche lì il mezzo è il teatro. Si chiama "Arca" perché affronta una grande avventura, ha forme eleganti, lo ha disegnato e donato l'architetto Vittorio Grattarola, è in legno lavorato da chi, lì dentro, si occupa di falegnameria e della parte tecnica. Dario Fo, sciarpa bianca e sigaro, si ferma un attimo a lanciare le sue invettive contro chi, in Regione, si dedica a "spese pazze", o contro il ministro della Giustizia che lui non assolve. Poi balza in primo piano il carcere, l'affollamento di Marassi. Dario Fo commenta: "È terribile, è una delle piaghe d'Italia, perché gli spazi ci sono, a partire dalle caserme dismesse".

I detenuti lo applaudono, il premio Nobel, unico attore sul palcoscenico ancora da finire, racconta di "Soccorso Rosso": "io e Franca cercavamo di capire quali erano le condizioni dei detenuti e avevamo fior di avvocati a aiutarci", ribadisce: "ho avuto l'onore di essere stato un giorno una notte e un altro giorno in galera, per il nostro teatro, in quel poco tempo ho capito la voglia di ridurre a bestie esseri umani".

Ai detenuti che lo ascoltano suggerisce di leggere "Se questo è un uomo" di Primo Levi e il Gramsci dei "Quaderni dal carcere", a loro regala alcune copie del libro di Franca Rame "In fuga dal Senato" che porterà in scena anche a Genova, poi garantisce che, tra le cose peggiori per un uomo, c'è "il veder scorrere la propria vita senza slancio".

Quegli uomini seduti lì davanti hanno scelto di darsi una seconda occasione, con il teatro, con la compagnia "Gli Scatenati", fatta da loro e da giovani del Dams. Lo dice Ciro, lo ripete Sawha. Arriva l'assessore in Regione Pippo Rossetti che ha finanziato il laboratorio dove producono le t-shirt con i versi delle canzoni di De Andrè. O Vasco. Due le regalano a Fo insieme con una "perlina" un pezzo di legno del teatro. Gli altri, annuncia il direttore artistico, Sandro Baldacci, saranno vendute in beneficenza. Dario Fo prende il pennarello e disegna, loro lo applaudono tutti in piedi. Ha scritto: "Libertà per favore".

 

 

 

 

 


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