Giovedì 23 Ottobre 2014
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Benefici e misure alternative

Tunisia: il presidente Marzouki approva decreto di grazia per 467 detenuti

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Nova, 9 aprile 2014

 

Il presidente tunisino, Mohammed Marzouki, ha approvato un decreto di grazia per 467 detenuti. Dopo aver incontrato ieri nel palazzo presidenziale di Cartagine il ministro della Giustizia e dei Diritti Umani, al Hafez Bin Saleh, il capo dello Stato ha annunciato di aver graziato 467 detenuti in occasione del 76esimo anniversario della festa del martire che cade oggi, 9 aprile. La grazia coinvolge detenuti in carcere per reati minori e trasforma la pena capitale comminata ad alcuni in ergastolo.

 

Campobasso: Cooperativa per il reinserimento dei detenuti, ha evaso il fisco per 4 anni

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Tm News, 18 febbraio 2014

 

I finanzieri del Comando Provinciale di Campobasso hanno appena concluso una complessa attività di verifica fiscale nei confronti di una società cooperativa operante nel settore della produzione e vendita di prodotti dolciari.

Sotto la lente dei militari della Compagnia di Campobasso una cooperativa che operava in passato nella casa circondariale di Larino, specializzata nella produzione e vendita dei dolci, per i quali si avvaleva anche delle prestazioni lavorative di alcuni detenuti.

Le fiamme gialle hanno accertato, per il periodo tra il 2010 e il 2013, ricavi non dichiarati per oltre 600mila euro. In un'ispezione più ampia che ha riguardato anche altre sedi della cooperativa sono state riscontrate anche altre violazioni.

Sotto la lente di ingrandimento delle Fiamme Gialle, una cooperativa operante nel settore della produzione e della vendita di prodotti dolciari, che negli scorsi anni era attiva nella casa circondariale di Larino. La cooperativa si avvaleva anche delle prestazioni lavorative di alcuni detenuti della casa circondariale di Monte Arcano per la preparazione dei dolci. I prodotti erano destinati alla vendita sia all'interno della stessa casa circondariale, sia all'esterno, seguendo i normali canali commerciali.

La ricostruzione della Guardia di Finanza ha consentito di focalizzare l'attenzione su quattro annualità, dal 2010 al 2013, periodo in cui sono stati accertati redditi non dichiarati per oltre 600mila euro. Altre violazioni sono state rilevate nella presentazione di dichiarazioni obbligatorie (Iva, imposte dirette e sostituto d'imposta), e in riferimento alla mancanza di scritture contabili e di libri sociali, in un'ispezione più ampia che ha riguardato anche altre sedi della cooperativa.

 

Cuneo: detenuto curato per asma aveva cancro, morì nell'ottobre 2013, medici sotto accusa

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La Stampa, 23 gennaio 2014

 

Per dieci mesi è stato curato con Ventolin e Tachipirina, perché respirava con difficoltà e non stava bene. Sulle cartelle cliniche - spesso è diagnosticata una "sindrome influenzale". Giacomo Marchisone è morto il 18 ottobre 2013 per un cancro ai polmoni che si era diffuso in altre parti del corpo. Secondo lui - quando ancora era malato terminale - e la moglie, a ridurlo così è stata la condizione di detenuto non adeguatamente curato. Ora la querela per omicidio colposo nei confronti del personale medico-sanitario del carcere Cerialdo di Cuneo é sulla scrivania del sostituto procuratore Cristina Bianconi. Nessun commento dalla Casa circondariale.

A scoprire che il sessantottenne di Murello - condannato a scontare una pena di sette anni per concorso in rapina - aveva un tumore ai polmoni all'ultimo stadio, ormai inoperabile, furono i medici del Centro diagnostico terapeutico penitenziario di Pisa ad aprile 2013, a 10 mesi dall'arresto. Era stato mandato lì da Cuneo per un intervento di ernia iatale.

 

Lettere: Polizia penitenziaria, arriveremo ai manichini per colmare le carenze di personale?

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di Mario Nicotra

 

www.polpen.it, 6 gennaio 2014

 

Più volte mi sono chiesto cosa avessero i detenuti di speciale che i Poliziotti Penitenziari non avessero per cui tutte le istituzioni e tanti media fossero interessati alle condizioni di vita dei primi e non di lavoro dei secondi.

La realtà penitenziaria correla strettamente la vita del detenuto al lavoro dei Poliziotti Penitenziari, quindi la "sofferenza" lavorativa del Poliziotto non può che ripercuotersi negativamente sui detenuti. Proviamo a riflettere un attimo, se ci sono pochi Poliziotti Penitenziari in una struttura carceraria saranno tutti molto più attenti e più tesi, perché se dovesse succedere qualcosa durante il loro turno sanno che dovranno affrontarla in una condizione di svantaggio numerico.

Una volta questo era un fattore forse meno rilevante, ma oggi con l'introduzione della "vigilanza dinamica" è un problema quanto mai attuale, poiché potendo lasciare i detenuti liberi per ben otto ore, possono manifestarsi fatti come quello dello scorso 30 dicembre a Viterbo (la maxi-rissa). Io non oso immaginare la difficoltà dei Poliziotti Penitenziari quando si sono ritrovati in mezzo a quello che ha tutta l'aria di un "regolamento di conti".

E se anziché essere dodici fossero stati venti? Siamo sicuri che la professionalità ed il coraggio con cui il Personale è intervenuto sarebbero bastati?

Un Poliziotto Penitenziario ne è rimasto ferito ed è stato trasportato in ospedale. Ricordo un fatto accaduto a luglio del 2010, in Argentina, per carenza di fondi lo stato non poteva permettersi Poliziotti a controllo di un istituto penitenziario e ha organizzato un finto servizio di sorveglianza con dei manichini. Chiaramente due detenuti se ne sono accorti e sono evasi. Dobbiamo arrivare a questo? Il costo medio giornaliero per detenuto, a quanto riportano i dati del Ministero della Giustizia, si aggira intorno ai 124 euro, considerando che abbiamo più di 63.000 detenuti... diciamo che sono un bel po' di soldi.

Ma la diplomazia internazionale dov'è finita? Se consideriamo che i detenuti stranieri erano 22.878, sempre secondo di dati del Ministero e riferiti al 31 agosto 2013, significa che ogni giorno l'Italia spende quasi tre milioni di euro per tenerli in custodia.

Ma con tre milioni di euro non si può pensare di trovare nuovi accordi intracomunitari o anche internazionali per rimandarli a scontare le pene nei loro Paesi? Con i soldi che si risparmiano a lungo andare si potrebbe addirittura pensare, la butto lì e senza pretese, di assumere nuovo personale per colmare il Gap rimasto tra Poliziotti Penitenziari necessari e Poliziotti Penitenziari effettivamente in servizio.

 

Modena: il Garante regionale dei detenuti Desi Bruno "ora l'ex Cie ai detenuti"

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La Gazzetta di Modena, 4 gennaio 2014

 

Chiuso il Cie di Modena, ora "sarebbe ragionevole" sfruttare la struttura per le misure alternative al carcere, a partire dal lavoro per i detenuti. a chiederlo è Desi Bruno, il Garante regionale dei detenuti, che in una nota commenta con soddisfazione la decisione del ministero degli interni. "La chiusura a Modena è un fatto positivo - afferma Bruno - e costituisce la presa d'atto di una situazione non più sostenibile per le persone trattenute e per coloro che vi lavoravano". Ora dunque "sarebbe ragionevole che la struttura, per la vicinanza al carcere, fosse utilizzata per favorire l'accesso a misure alternative mediante la creazione di alloggi o impiegata per attività lavorative". La Garante ricorda le "condizioni di degrado e di violazione dei diritti umani" all'interno del Cie modenese, "in particolare dopo l'assegnazione all'ultimo ente gestore a seguito di una gara al massimo ribasso con base d'asta fissata in 30 euro pro-capite, che ha provocato un netto peggioramento del clima all'interno, con incremento degli atti di autolesionismo e aumento della conflittualità". Per la garante, dunque, è "doverosa la chiusura a Modena, se a queste persone non si riesce ad assicurare un trattamento umano e rispettoso della dignità", ovvero "cibo, vestiario, assistenza medica e psicologica, mediazione culturale, come prevede la legge". Secondo Bruno è giunto il momento per una "riflessione" più ampia "sul tema dei migranti e sulla funzione e utilità di questi centri". La Garante insiste sulla necessità di "lavorare su altri fronti, come il rimpatrio assistito, la corretta identificazione delle persone da espellere in carcere, come prevede l'ultimo decreto cancellieri, espulsioni che si realizzano se e in quanto esistano e siano operanti gli accordi di riammissione con i paesi interessati. Ma soprattutto- avverte bruno- bisogna ripensare il meccanismo di ingresso previsto dalla legge Bossi-Fini".

 
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